Filippo Grandi all’Arsenale della Pace: “Finché c’è umanità, non dobbiamo perdere la speranza”

Pubblicato il 20-05-2026

di redazione Unidialogo

L’ex Alto Commissario ONU per i Rifugiati ospite della Giornata del Perdono promossa dal Sermig. Un dialogo su rifugiati, pace, Diritto internazionale e responsabilità dell’Occidente. “Nelle grandi emergenze, chi porta gli aiuti all’inizio sono sempre le comunità locali. Non ho mai visto in tutti gli anni della mia carriera un villaggio africano che non fosse capace o non volesse manifestare solidarietà a persone che fuggivano dal paese vicino. Finché c’è questo scatto di umanità di una persona verso un’altra, abbiamo il dovere di non perdere la speranza”.

La testimonianza di Filippo Grandi nasce da oltre 40 anni di esperienza nel campo umanitario e nelle organizzazioni internazionali. L’ex Alto Commissario dell’Onu per i rifugiati parla ai giovani e agli adulti dell’Arsenale della Pace del Sermig di Torino, in occasione della 12ma Giornata del Perdono promossa martedì 19 maggio dalla realtà di pace e solidarietà fondata da Ernesto Olivero.

La riflessione è partita dagli ultimi dati delle Nazioni Unite: 122 milioni di persone in fuga nel mondo, concentrate soprattutto in paesi già fragili. Il 73% dei rifugiati rimane in paesi a basso-medio reddito, smentendo la narrazione dell’“invasione” verso l’Occidente. Una situazione aggravata negli ultimi anni dal drastico taglio agli aiuti internazionali. “I rifugiati fuggono perché hanno paura – ha detto Grandi - non dovremmo avere paura di chi ha paura, dovremmo cercare di aiutarli a non avere paura. Ridurre gli aiuti non è soltanto sbagliato e immorale: è anche controproducente dal punto di vista della stabilità, quella stessa stabilità che si pretende di conservare investendo sempre più soldi nelle armi. Ci sono contraddizioni molto grosse in questa politica e non ne sento abbastanza parlare”.

Il dialogo ha toccato il tema del crescente disprezzo per il diritto internazionale umanitario, con le guerre in Ucraina e Gaza come casi emblematici. Grandi ha difeso il ruolo delle Nazioni Unite come “spazio vuoto” indispensabile per la pace e ha messo in guardia contro chi usa il pretesto dell’inefficienza di una istituzione per smantellare il sistema multilaterale. “La pace è un grande valore, - ha spiegato - è una causa per cui dobbiamo militare, manifestare. Ma la pace è anche un lavoro: un lavoro certosino di negoziato, di studio, di analisi, di proposte e controproposte, che ha bisogno di uno spazio libero.”

La serata è proseguita con un momento di preghiera e restituzione nella chiesa Maria Madre dei Giovani dell’Arsenale, dove dove ha risuonato la Campana del Perdono donata dalla diocesi dell’Aquila insieme alle richieste di perdono e assunzioni di impegno di giovani e adulti per un mondo migliore. Nell’occasione, Filippo Grandi ha ricevuto il Premio Artigiano della Pace, assegnato ogni anno dal Sermig a personalità che hanno testimoniato con la vita l’impegno per la pace e la fraternità tra i popoli.

Grandi ha affidato ai giovani presenti un messaggio personale, rievocando la propria esperienza da volontario in Thailandia più di quarant’anni fa e il momento più difficile della sua carriera, in Congo negli anni Novanta, quando si vide negare l’accesso a decine di migliaia di persone in pericolo. “Non abbiate paura. Abbiate un sano timore e coscienza dei pericoli, delle avversità, perché ce ne sono tante. Ma la coscienza dell’avversità non è uguale alla paura. La paura ci fa arretrare, la coscienza dell’avversità deve farci avanzare.”
 

Comunicato stampa
Redazione Unidialogo



Foto: Marco Maccarelli

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