Alle radici dell'umano

Pubblicato il 24-10-2025

di redazione Unidialogo

Lo psicoterapeuta e scrittore Alberto Pellai ospite dell’Università del Dialogo

Tornare alle radici dell’umano per riscoprire buone relazioni a tutti i livelli sociali, a cominciare dai giovani e dagli adulti, dai genitori e dai figli. L’Università del Dialogo del Sermig ha inaugurato la sessione 2025-2026 mercoledì 22 ottobre negli spazi dell’Arsenale della Pace di Torino ospitando lo psicoterapeuta e scrittore Alberto Pellai. Nell’affollatissima cornice dell’auditorium Helder Camara Pellai ha dialogato con i giovani e adulti presenti a partire dal suo ultimo libro, scritto con Barbara Tamborini, “Esci da quella stanza”, un saggio sul ruolo della tecnologia e di internet nei processi educativi.

Alberto Pellai è medico, psicoterapeuta dell’età evolutiva e ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell’Università degli Studi di Milano. È autore di molti bestseller di parenting e psicologia, tradotti in più di quindici nazioni e hanno vinto numerosi premi.

Ecco alcuni spunti di riflessione offerti da Pellai. Per un resoconto più completo rimandiamo al numero di novembre del mensile NP Nuovo Progetto di prossima uscita.

“È necessario tornare ai fondamentali, alle comuni radici umane che ci caratterizzano, a cominciare dall’età evolutiva che è un momento fondamentale non solo per i ragazzi ma anche per gli adulti che devono custodirli e accompagnarli nella crescita. Il paradosso del terzo millennio è la rimozione da parte degli adulti di tutto ciò che comporta fatica, sofferenza, ma il risultato è che mai come in questo tempo è forte la sofferenza mentale dei ragazzi”.

“L’età evolutiva è il tempo in cui possiamo costruire chi vogliamo essere, per questo è importante. L’educazione parla di semi e terreno. Noi possiamo essere il terreno fertile per la crescita dei nostri ragazzi. Un grande ostacolo oggi per una crescita corretta è rappresentato dall’uso troppo precoce degli smartphone, che invece di ampliarti il mondo, lo restringe a quello solo virtuale. Capita che un adolescente nel parco cominci a giocare sullo smartphone e presto trova che non ha più senso uscire di casa, le community virtuali lo portano via dalle compagnie reali. La vita non è più fuori ma dentro una stanza con gravissime conseguenze sociali e personali…”.

“Il digitale con i suoi stimoli continui anestetizza la nostra vita interiore. Il digitale ci eccita, ci stimola, ci gratifica, ci evita la noia. Ma ci esclude dalla realtà che comporta la fatica e il limite. Quando esci dal digitale, provi allora un vuoto che è il punto di inizio della dipendenza. Quando sei così abituato alle sostanze che si sviluppano con l’eccitazione non puoi farne a meno. Ecco allora il mito della perfezione degli influencer”.

“Anni fa quando si parlava di adolescenza si parlava di un senso di onnipotenza, anche a discapito della propria salute. Oggi è l’opposto, l’adolescente si percepisce impotente. Prima da dentro si andava fuori con onnipotenza, ora si torna dentro con paura. Bisogna allenarsi alla vita: primo capendo in quale campo da gioco devi cimentarti. Un secondo elemento, sono gli allenatori. Il buon allenatore sa qual è lo spazio di crescita che ti manca e ti offre un metodo per migliorarti. Terzo elemento sono i compagni di squadra. L’appartenenza ad un gruppo con cui vivi è altamente sfidante. Non è il gruppo delle community in cui non conosci veramente nessuno visto che tutti si nascondono dietro nickname”…”.
 

A cura della redazione Unidialogo




Foto: Marco Maccarelli

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