Senza schermi

Pubblicato il 29-12-2025

di Michelangelo Dotta

In televisione, la scuola va di moda solo due volte l’anno; a settembre quando inizia, e a giugno, quando finisce, con proroga di interesse a luglio per l’esame di maturità. Per il resto, salvo crolli, incidenti o scioperi a vario titolo, l’intero settore scompare in una sorta di letargo invernale. Con la scuola, alla fine delle vacanze estive, ricomincia a tutti gli effetti il complicato tran tran quotidiano, problemi di lavoro, di bilanci famigliari prosciugati dalle ferie, di clima politico perennemente allo scontro, di crisi internazionali che tolgono il sonno e via dicendo… perché tediare anche la platea televisiva con l’incombenza mattutina che grava su milioni di adolescenti e di giovani?

È una macchina che si mette in moto seguendo le consuete procedure; libri di testo da comprare, insegnanti di sostegno che mancano, docenti nuovi che arrivano, supplenti dell’ultimo minuto, posti vacanti, accorpamenti di classi, aule senza riscaldamento … rumori strani, ingranaggi che cigolano, sbuffi sinistri … ma poi, allo scadere della fatidica data … tutto riparte. Ed eccoli i nostri amati fanciulli che si atteggiano davanti alle telecamere all’ingresso della scuola il primo giorno, sorridenti, ancora abbronzati, contenti (almeno quelli che parlano in tv), tutti animati da un afflato magico, il gruppo che si ritrova, abbracci, baci, voglia di ricominciare quella che, al giorno d’oggi, si può definire una nuova avventura. E sì, perché la fisicità dell’incontro, il contatto dei corpi, gli occhi negli occhi, le carezze piene di affetto, gli ammiccamenti d’intesa sono pratiche e atteggiamenti sempre più annacquati dall’uso compulsivo di computer e telefonini con cui intere generazioni sembrano aver sostituito la realtà.

Ma dal primo settembre, almeno durante le ore di lezione, qualcosa è cambiato, niente cellulari in classe, una sorta di ritorno al passato che può suonare come anacronistico ma che in realtà si può considerare come una vera rivoluzione. Sempre interpellati dalle telecamere, i ragazzi sembrano aver preso bene la novità, 4 o 5 ore con l’attenzione e lo sguardo spostati dal piccolo schermo e orientati verso una dimensione più sociale della realtà sembrano più incuriosirli che spaventarli, una sorta di tuffo in un passato che quasi non conoscono in cui le connessioni tra le persone sono gesti autentici e non virtuali, calore di corpi e non freddezza di schermi, fisicità tridimensionale di esseri viventi e non riproduzione in scala di immagini e gesti trasformati in pixel.

La scuola educa con i libri ma principalmente con le buone pratiche e, questa che coraggiosamente ha intrapreso, mi sembra una buona strada che potrebbe suggerire buone pratiche anche a tanti genitori che hanno scelto il telefonino come educatore al posto loro.


Michelangelo Dotta
NP ottobre 2025

Questo sito utilizza i cookies. Continuando la navigazione acconsenti al loro impiego. Clicca qui per maggiori dettagli

Ok