LA NOSTRA FILOSOFIA

Pubblicato il 01-09-2007

di Redazione Sermig


SERMIG E TERZO MONDO
"VITA AI BAMBINI"

 

Il dramma silenzioso del Terzo Mondo, le drammatiche condizioni di vita di tre quarti dell’umanità, è stato costantemente per il Sermig una realtà di riferimento, con cui confrontarsi per crescere, verso cui attivarsi, coinvolgendo al contempo quanti si incontrano in una cultura della solidarietà, della mondialità, della ‘restituzione’.
Nel 1987 il Sermig dà vita alla ‘CIS – Ass. Cooperativa Internazionale per lo Sviluppo’; un nuovo strumento per gestire le attività a favore del Terzo Mondo, ma soprattutto un passo importante per far crescere il cammino dei venti anni precedenti.

Ogni attività nasce da un incontro, con persone, luoghi, situazioni complesse e gravi… che possono essere comprese essenzialmente nell’umiltà di cercare di calarvisi dentro, per quanto possibile ‘nei panni degli altri’.

Si crea così la possibilità di un cammino comune e di uno scambio profondo di esperienze, che possano essere sotto ogni aspetto fattori di successo nel dare indispensabili risposte concrete.

Punti di forza
L’intento è ovviamente non di operare puramente quale ente finanziatore, ma di dare priorità in ogni iniziativa ad alcuni punti di forza, che ne assicurino il successo, la continuità e la diffusività:
 Costruire o ricostruire un tessuto comunitario:
è necessario che nasca in loco una comunità, animata da valori autentici, spiritualità, che col tempo assuma pieno coordinamento dei progetti, nella promozione del bene comune;
Ampio coinvolgimento:
coinvolgere una ampia base popolare per contribuire sempre più nel sostenere in tutte le forme possibili le iniziative;
Crescere nella capacità di essere, di agire, di scegliere:
orientare ogni attività verso la crescita in dignità della persona, nella convinzione che ciascuno può realizzarsi pienamente, investendo in solidarietà le sue potenzialità.

La via dell'autosviluppo
Si creano così le premesse non di realizzazioni estranee alla realtà in cui devono radicarsi, ma di un autosviluppo, in cui sempre più i beneficiari diretti diventino protagonisti responsabili, e in grado di coinvolgere il sostegno locale possibile.
Realizzazioni che tentano di diventare modelli e proposte aperte e coinvolgenti per altre realtà del luogo, senza mancare di responsabilizzare, proprio per l’autorevolezza di risultati raggiunti, anche le autorità locali troppo spesso latitanti.

Accanto agli indispensabili interventi finalizzati ad accoglienza e servizi (sanità, abitazione, alimentazione...), si stimola inoltre sempre più la realizzazione di progetti di produzione reddito che alimentino imprenditorialità e professionalità e costituiscano risposte concrete e durevoli all’estremo fondamentale bisogno di lavoro, di sviluppo. Questo sia attraverso una formazione professionale adeguata, che con l’avvio di attività autonome produttrici di reddito, adatte alle opportunità locali.

"Esclusi"
L’incontro con il Brasile ci ha fatto conoscere in particolare la drammatica realtà in cui vivono milioni di bambini e di giovani, che hanno la strada come maestra, casa, vita.
In Brasile bambini, ragazze e adolescenti con meno di 19 anni sono 65 milioni - il 45% della popolazione.
Più di 40 milioni di loro soffrono carenze di base: alimentazione - che provoca deficienze mentali irreversibili - salute, casa, scuola...
Più della metà dei bambini e ragazzi vivono in famiglie il cui reddito mensile non supera i 35-50 dollari.
Il 28% dei bambini tra i 7 e i 14 anni è analfabeta; il 51% nel Nordeste.
Milioni di bambini e ragazzi vagabondano nelle strade, vivendo alla giornata. Di questi 800.000 sono bambine, 500.000 di loro sono nella prostituzione giovanile.
Molti muoiono assassinati, 1500 l’anno, più di 4 al giorno in media.

Il Brasile, nello stridente contrasto tra le sue immense potenzialità, le sue ricchezze, e la disperazione delle masse di “esclusi” dalla società, ormai “di troppo”, è una realtà particolarmente emblematica del sottosviluppo. I bambini di strada, qui come altrove, sono la punta di diamante di questo fenomeno, tragico ed esplosivo; la negazione del futuro.
Facendo esperienza, nella condivisione delle situazioni, occorre innanzitutto capire le cause: tanta terra senza gente, tanta gente senza terra, il frutto assurdo del latifondo, genera ormai da decenni l’incessante massiccio esodo verso le città, grandi e piccole, da ogni angolo del Paese, alla ricerca di opportunità che non possono però che rivelarsi illusorie in uno scenario di malsviluppo e di abbandono.

Ma la stessa realtà, nella particolarità delle situazioni, non è estranea a nessun luogo di ogni terra del Terzo Mondo tra bambini che non andranno mai a scuola, sopravvivranno finché potranno in lavori usuranti o nell’abbandono della strada, saranno coinvolti in violenze e guerre.
E si affaccia anche nel mondo ricco, dove anche lì l’emarginazione tende sempre più a trasformarsi in una esclusione irreversibile dalla vita della società.

I due fronti 
La CIS, in tante parti del mondo, lavora allora principalmente su due fronti, complementari:
 con i bambini in miseria, con chi è privo di abitazione e dei servizi più elementari, per lenire le conseguenze della situazione e porre basi per prospettive nuove di vita.
 affrontando il problema alle sue radici, quelle della miseria. Progetti per la formazione agricola dei giovani nelle campagne per consentire l’insediamento stabile sulla terra dei contadini e delle loro famiglie. Progetti di generazione reddito che sfruttino nelle zone urbane opportunità sostenibili.

L’iniziativa Vita ai Bambini è in sostanza il baricentro dell’insieme di tutti i progetti e gli interventi a favore di realtà nel Terzo Mondo. Attorno allo spirito e al metodo di ‘Vita ai bambini’ ruota l’insieme delle iniziative svolte, in svolgimento e in progetto.

Le azioni di pace
Abbiamo scelto di non basarci fondamentalmente sul sostegno di enti pubblici, ma di poggiare sulla volontà di partecipazione e di condivisione della gente, chiamata a “farsi Provvidenza”.
Tantissimi hanno risposto in Italia alle iniziative e alle proposte mettendo a disposizione loro risorse economiche, culturali, creative. Abbiamo chiamato queste proposte “azioni di pace”, un investimento in un futuro di speranza concreta.

Molti hanno deciso di ‘adottare’ un bambino povero, nel senso di inserire nel proprio bilancio famigliare l’equivalente per mantenere un bambino come facesse parte della propria famiglia. Ciò avviene spesso attraverso la devoluzione dell’equivalente di una giornata lavorativa al mese. Un’adozione un po’ particolare, perché non tanto indirizzata ad uno specifico bambino, ma a sostenere quei progetti che si rivolgono direttamente a dare una dignità di vita ai bambini impoveriti e a quelli di strada, a prevenire tali condizioni di vita.

Chi ha scelto questo cammino ci ha testimoniato che ‘farsi angelo’ per i bambini lo ha aiutato a cambiare vita e mentalità, provando la gioia della condivisione e vivendo nella propria vita valori autentici.
Come il nostro carissimo amico brasiliano dom Luciano Mendes de Almeida ricorda incessantemente, “il bambino di strada non è il problema, ma la soluzione dei nostri problemi, se ci apriamo a capire cosa lo porta in strada, a coinvolgerci, a vivere semplicemente, perché tutti possano, semplicemente, vivere”.

Iniziative e realizzazioni 
La vocazione originaria di cooperare al lavoro dei missionari si è tradotta, nell’arco di quaranta anni, in centinaia e centinaia di progetti e interventi.
Di alcuni, i più recenti, vogliamo presentare alcune informazioni, che aiutano a condividere difficoltà e speranze.
E’ stato possibile agire in molte realtà diverse, per vari tipi di realizzazioni.

Accanto ai progetti di sviluppo si affiancano anche interventi di emergenza, soprattutto mediante invio di materiali e attrezzature di prima necessità.
L’obiettivo di questi invii è duplice: portare una testimonianza attiva di pace e condivisione in situazioni di guerra e violenza, e contribuire a far fronte ai bisogni più urgenti di quanti ne sono vittime. E aprendo la strada a possibili altre forme di presenza, quando le condizioni vengono a consentirlo.

La Re.Te. - Restituzione Tecnologica
Uno dei veicoli privilegiati di attuazione dei criteri e degli obiettivi della CIS è il gruppo Re.Te. del Sermig. Costituito da persone di competenze tecniche diverse, attorno alle quali ruotano esperti disponibili di volta in volta alle consulenze del caso, il suo ruolo è di individuare risposte tecniche concrete a necessità di realizzazioni in Terzo Mondo, funzionali quanto semplici e adatte sotto vari punti di vista (basso costo, semplice manutenzione, possibile autorealizzazione in loco...) alle realtà cui sono destinate. Ancora una volta l’obiettivo è di colmare un bisogno ma affrancando quanto più possibile da dipendenza; e al contempo cercando di offrire anche quanto più possibile delle risorse che la tecnologia mette a disposizione.

Le prospettive di lavoro sono in questa fase orientate verso alcuni percorsi che si sono mostrati particolarmente importanti:
tecniche di utilizzo sostenibile delle risorse locali: coltivazioni e allevamenti, impianti di molitura, piscicoltura, avvio della apicoltura razionale…
collaborazione nella progettazione e realizzazione di infrastrutture: acquedotti, costruzioni, installazioni e utilizzo di apparecchiature e impianti.
produzione di energia fotovoltaica per alimentare impianti di illuminazione (scuole, centri comunitari, dispensari…) refrigerazione (conservazione di vaccini e medicinali in frigoriferi eutettici), pompaggio, alimentazione di piccole utenze (elettromedicali, televisione, computer…);
utilizzo della energia solare per cucina e potabilizzazione di acqua pulita;

Orizzonti e prospettive
Queste tracce di storia e immagini di quotidianità non intendono mai diventare statiche.
Nuovi orizzonti si individuano a partire dalla disponibilità di riflettere, ridiscutere, alla luce del fare bene il bene e discernere con umiltà e attenzione i segni dei tempi, i bisogni, le carità che la Provvidenza di volta in volta fa incontrare.
Il Sermig intende mantenersi fedele a questo orientamento che, negli anni, ha consentito passi significativi, risposte via via nuove e interessanti che aprono un cammino. Così si vive la missione di testimoniare, con la propria vita, Gesù via, verità e vita.
Nei “sogni” che nascono da questo desiderio di fedeltà, c’è oggi l’apertura di nuovi “Arsenali” là dove il Signore suggerirà, in grandi città, in luoghi provati da miseria e non pace.

Come sempre, tanto la continuità tenace dei progetti e degli interventi in corso, quanto la loro crescita, il loro moltiplicarsi dipenderà anche dal “farsi Provvidenza” di tutti coloro che accetteranno attraverso una personale, costante, “azione di pace”, di coinvolgersi, di dar significato nuovo alla propria vita in uno spirito di mondialità e restituzione.

Sempre, in ogni situazione è possibile fare qualcosa.
Con passione, nel dono, il destino dei poveri può cambiare: dalla disperazione alla speranza.
Insieme, l’impegno di ciascuno, può essere decisivo per una o molte vite.



Torna alla pagina principale

Questo sito utilizza i cookies. Continuando la navigazione acconsenti al loro impiego. Clicca qui per maggiori dettagli

Ok