ISRAELE

Pubblicato il 08-04-2014

di Redazione Sermig

OBIETTIVI
Offrire ai bambini la formazione culturale e scientifica necessaria per inserirsi nel mondo del lavoro.
Creare momenti di approfondimento della loro identità culturale e religiosa insieme ad una esperienza concreta di tolleranza e solidarietà.
Dare una preparazione adeguata in questi campi come miglior antidoto alla sempre presente tentazione di lasciare il Paese.

BENEFICIARI
Almeno 90 famiglie di allievi poveri.

IL CONTESTO
La città di Haifa è la terza città dello Stato di Israele. È nota per il suo porto, per la raffineria, per le sue industrie, ma anche per essere la città israeliana con maggior presenza di popolazione araba (Nazareth è interamente araba): circa 35.000 persone di cui più di 25.000 sono cristiani delle diverse confessioni. La convivenza tra le diverse realtà è sempre stata buona, improntata a rispetto e collaborazione reciproca. Merito della tradizione culturale e sociale (di vecchio stampo socialista) delle amministrazioni politiche e dei vari soggetti, anche religiosi, operanti in essa.
La Chiesa con le sue istituzioni è presente come segno di convivenza e di tolleranza. Una particolare attenzione è data alla formazione culturale e scientifica dei ragazzi per aiutarli ad inserirsi con adeguati strumenti nel mondo del lavoro e per consolidare la loro identità.

PARTNERS
Delegazione dei Padri Carmelitani Scalzi di Israele
I Padri Carmelitani sono presenti nel paese dalle loro origini (Al Monte Carmelo devono il loro nome) con alcune comunità. Dal secolo XIX è stata affidata loro l’unica parrocchia di rito latino in tutta la città e dal 1975 una scuola per la comunità di lingua araba affianca le normali attività pastorali.
Padre Renato Rosso è l’interlocutore per questo progetto.

Associazione Beit Ha-Ghefen
L’associazione Beit Ha-Ghefen attiva da diversi anni è impegnata nel favorire il dialogo tra Ebrei-Cristiani e Musulmani. Promuove iniziative culturali, incontri di diverso genere e collaborazione tra scuole di lingua araba ed ebraica.

IL PROGETTO
Accanto alle attività di tipo più prettamente religioso e caritativo svolte dalla parrocchia, è attiva la “Carmel School”. La scuola conta quasi 800 alunni, ripartiti in 24 classi dalla prima elementare alla 12* ( classe terminale ). Gli alunni sono nella quasi totalità arabi e le lezioni sono svolte in questa lingua, anche se al termine della scuola tutti possiedono un approfondita conoscenza della lingua ebraica.

Non si fa distinzione religiosa nell’accogliere le richieste, tanto che la popolazione scolastica è fatta di cristiani e musulmani, che convivono senza problemi. Vi è anche un limitatissima presenza di ragazzi di famiglie ebree o miste.

La scuola è privata, anche se il Ministero, considerata la grande funzione sociale della stessa, contribuisce in buona parte agli stipendi degli insegnanti. Tutte le altre voci di bilancio sono a carico della Delegazione dei Padri Carmelitani. Per cui è necessario chiedere una retta alle famiglie. In questo ultimo periodo si è dovuto intervenire, a totale carico della scuola, per lavori urgenti ed improrogabili.

Da due anni è peggiorata la situazione economica del Paese, dovuta alle note cause di conflitto in atto. Questa crisi economica tocca tutta la popolazione ed in modo particolare la popolazione araba. Sono più di 90 le famiglie (ogni famiglia a volte ha più di un figlio nella scuola!) che non sono in grado di affrontare il pagamento della retta scolastica.
La scuola, che ha intenzione di non escludere nessuno per motivi economici dalla formazione, è costretta a cercare altrove fondi necessari per garantire il servizio anche a chi non è in grado di contribuire con la retta. Per questi motivi chiediamo un contributo - attraverso borse di studio - agli amici del Sermig per aiutare le famiglie in difficoltà.
Le borse di studio che ci verranno donate saranno in egual misura distribuite a famiglie cristiane e musulmane.

Scheda: La quotidianità del male
Siamo sulla strada vicino a Haifa, a nord di Israele. Una natura splendida. Due giovani con grossi zaini sgargianti aspettano il pullmann. Non stanno partendo per il campeggio. Hanno abiti militari ed una mitraglietta in mano.
Arriviamo a Haifa in serata. Le luci sfavillano: è sabato, la gente affolla i locali pubblici. All’ingresso, discreta ma attenta, una guardia armata controlla le persone.
Ripartiamo verso Nazareth. Il verde coltivato si alterna al biondo del grano. Su uno spiazzo, coperti da un telo marrone, ci sono dei carri armati, pronti all’uso dai tempi della guerra con il Libano. L’autostrada è trafficata, famigliole in gita “fuori porta”, gente che si sposta per lavoro. Cielo azzurro. Una telefonata ci comunica che a Gaza i missili israeliani hanno ucciso il nuovo leader di Hamas, Rantisi, insieme al figlio ventenne. Le auto attorno a noi continuano a scorrere.
A Nazareth c’è un matrimonio nella Basilica dell’Annunciazione. La sposa arriva a bordo di una berlina lunga 10 metri. Mentre giungono le note della marcia nuziale, un rombo d’aereo molto forte e molto basso mi fa sobbalzare il cuore. Prego che non sia un aereo militare. Una comitiva di turisti cinesi passa scattando fotografie.
Ci trasferiamo in Giudea. Poco fuori Gerusalemme due check-point segnano il passaggio dal territorio di Israele al territorio palestinese di Betlemme. Su una collina vedo case in costruzione, fitte come alveari: sono opera israeliana, su territori palestinesi occupati. Non si sa ancora chi ci andrà ad abitare, ma ciò che conta è guadagnare terreno.
A Betlemme invece le costruzioni sono ferme da tempo. La gente se ne va, già ca. 3000 persone nella seconda Intifada. Negozi in gran parte chiusi, case abbandonate, immondizia e macerie ovunque. L’80% della popolazione rimasta è disoccupata. Strade deserte, a parte pochi venditori che ci seguono speranzosi.
Ed eccoci a Gerusalemme: nata per essere “città della gioia”, ispira il pianto accorato di una madre inginocchiata davanti alla tomba del figlio. Gli addetti ai lavori stradali sono scortati da guardie armate, come i ragazzini ebrei che per qualunque motivo devono attraversare, nel cuore antico della città, la zona araba. La mitraglietta accomuna ogni quartiere, indipendentemente dall’appartenenza.
Poco lontano dal Santo Sepolcro attendiamo i tipici piatti arabi in un locale all’aperto. Sopraggiunge un gruppo di ragazzini. Armati di lunghi pezzi di legno, giocano alla guerra. Uno di loro viene disarmato e trascinato via dalla squadra rivale.
Quando i bambini di questa terra potranno giocare alla pace anziché alla guerra?

Aprile 2004

COME SOSTENERE IL PROGETTO
Il Sermig sostiene il progetto di Haifa raccogliendo fondi per il pagamento delle rette scolastiche dei bambini più poveri.
Le rette sono:
Per le elementari : 320 NIS al mese per 10 mesi pari 3.200 NIS più 650 NIS per l’iscrizione.
In totale 3.850 NIS pari a Euro 837.

Per le medie: 350 NIS al mese per 10 mesi pari a 3.500 NIS più 700 NIS per l’iscrizione.
In totale 4200 NIS pari a Euro 913.

Perché l’aiuto del Sermig possa abbracciare anche la parte ebraica, un contributo può essere offerto alla associazione Beit Ha-Ghefen per aiutarla nel suo lavoro di dialogo e interconoscenza tra le diverse entità.
C.C.P. n° 29509106 intestato a Sermig causale: salviamo 100.000 bambini - Israele

Per approfondire:
MEDIO ORIENTE TERRA AMICA
ISRAELE: la pace costa
SHOAH: per non dimenticare
La Porta di Jaffa  




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