POTESSI PARLARNE CON GIORGIO…

Pubblicato il 21-07-2008

di Ernesto Olivero

Pensava cristiano, parlava cristiano, viveva da cristiano, ti ascoltava da cristiano. E questo basterebbe a definire Giorgio Ceragioli. Un cristiano non crea distanze, eppure Giorgio era un pozzo di scienza. Un cristiano non pensa male degli altri, non parla mai male degli altri e Giorgio era così. Un cristiano vive ringraziando per quello che ha ricevuto e ringrazia donandolo con allegria, come Giorgio. È stato toccato da una malattia lunga trent’anni; ci siamo visti tante volte,  non l’ho mai sentito lamentarsi: anche questo fa parte del DNA di un cristiano. 

Giorgio è stato e resta uno dei grandi del nostro tempo, non solo perché era un grande professore del Politecnico di Torino, ma perché era un uomo completo: aveva intelligenza e cuore, sapere tecnologico e bontà diffusiva, guardava lontano e insieme era incarnato nel presente con grande senso pratico, aveva attenzione alla persona e una visione costantemente aperta sul mondo… Ci sono grandi che tutto il mondo conosce e altri - a volte più grandi dei grandi - che scelgono di vivere nel nascondimento, nel silenzio e restano sconosciuti ai più. Giorgio era tra questi. Viveva la rettitudine e la modestia in modo naturale, non cercava privilegi; dimesso nel vestire, era più facile associarlo ad un povero che ad un professore universitario. Aveva nella testa e nel cuore “la bicicletta e il computer”: la bicicletta stava per non spreco delle risorse, essenzialità del vivere personale; il computer per opportunità di sviluppo offerta a tutti, ai popoli sottosviluppati come a noi. Insegnava che i poveri non si aiutano sottomettendoli, ma mettendoli alla pari con noi.

Se vogliamo aiutare i popoli dell’Africa impoveriti dal sottosviluppo a superare il divario economico, scientifico, sociale che li separa dall’occidente, dobbiamo offrire loro non le nostre tecnologie obsolete ma quelle di ultima generazione e imprimere un’accelerazione che li porti subito al pari con noi, altrimenti resteranno sempre più indietro. Questa riflessione mi ha sempre illuminato. Come pure la sua fiducia nell’uomo capace di dominare la tecnologia affinché sia veramente a servizio dello sviluppo solidale ed equo, la sua inesauribile fiducia nell’uomo che ha le risorse spirituali, morali, intellettive per rispondere al mandato di Dio di soggiogare la terra.

Di fronte alle nuove sfide della storia - dalla bioetica alla crisi energetica - passando per la politica italiana e le questioni locali, ogni volta ripeto a me stesso e ai miei amici: “Potessi parlarne con Giorgio…” e la nostalgia mi assale. Ma il suo insegnamento mi incoraggia ogni volta, perché da lui ho imparato che un problema è sempre un’opportunità. 

 

Ernesto Olivero

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