Dar vita alla speranza

Pubblicato il 17-02-2026

di Mauro Palombo

È un tempo molto duro, denso di notizie strazianti che seminano tristezza, angoscia, un senso di impotenza di fronte alla violenza che travolge vite e distrugge ogni cosa per togliere ogni futuro. Chiudersi in sé stessi, amareggiati, sconfitti, oppressi da un malessere che porta all’indifferenza… è un rischio non meno grave: il buio lo vuole, il potere al servizio di sé stesso se ne alimenta per avvolgere tutto, farlo suo. Solo la speranza è la chiave di questo tempo. Ogni luce che attenua il buio tutt’attorno la fa vivere. Il bisogno di pace è nel cuore di tutti. Essere operatori di pace oggi è credere alla pace prima ancora di vederla. Viverla concretamente nelle scelte quotidiane.

La storia passa realmente anche attraverso ognuno di noi; esserci, crederci, seguendo il cuore: ogni gesto, atteggiamento di verità e di giustizia, vale, fa la differenza.

Vogliamo vivere la speranza di un futuro di pace gli uni accanto agli altri, nonostante tutto ciò che è stato. E abbiamo desiderato essere vicini alla gente, per lenire la disperazione di una terribile emergenza, senza rinunciare a costruire un po’ di futuro. La generosità di tanti amici ancora una volta è stata stupefacente, e continua a esserlo. Sostenendo collaborazioni con realtà ecclesiali in Terra Santa, Siria, e Libano.

Il Patriarcato Latino di Gerusalemme ha coraggiosamente condotto, senza clamore, un’azione ampia e importante sia a Gaza che in Palestina, per tutto il lungo tempo del conflitto. Un impatto profondo, al servizio delle comunità cristiane per preservarne presenza e legami sociali, così come dei loro “vicini” con cui da sempre convivono. Indirizzati all’emergenza alimentare e sanitaria a Gaza, nei Territori e a Gerusalemme Est gli interventi hanno riguardato anche il sostegno scolastico a ogni livello, offrendo prospettive e capacità, e – a fronte della pesante crisi economica – accesso ad abitazioni e opportunità di reddito in maniera dignitosa, non solo sussidi. Il Patriarcato intende mantenere i programmi di aiuto, consapevole che le conseguenze della guerra permarranno per anni.

L’Arcidiocesi Siro-Cattolica di Homs in Siria e il suo vescovo mons. Jacques Mourad, dopo 14 anni di conflitto lacerante, che ha ridotto in povertà la stragrande maggioranza del Paese, sperimentano ancora le grandi difficoltà a farsi strada di una pace vera. La comunità cristiana – per guerra e emigrazione – da 3 milioni è scesa ai 250mila membri attuali. La Chiesa è impegnata ad aiutarli a ricominciare una vita, con dignità; senza dimenticare i poveri, al di là di ogni appartenenza religiosa, offrendo una testimonianza di rispetto e unità, nonostante le diversità. Quanto inviato, ha sostenuto per un primo trimestre circa 500 interventi – emergenza alimentare, salute, casa, e anche sostegno scolastico – ciascuno con un nome e un viso.

Difficile la situazione nel sud del Libano, dove i bombardamenti hanno distrutto villaggi, sradicato coltivazioni e comunità. Assieme al Convento di Sant’Antonio da Padova, a Tiro, si lavora per recuperare le condizioni di vita delle famiglie cristiane nelle campagne, che hanno perso i raccolti e devono ripristinare campi e oliveti. In particolare, la gente del villaggio di Deir Mimas, sulla sponda nord del fiume Litani: profughi per mesi, si lavora per ripristinare gli oliveti per cui erano famosi, riprendere a vivere della propria terra.


Mauro Palombo
NP Novembre 2025

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