La posizione della Chiesa

Pubblicato il 10-09-2011

di Enrico Alba

Anche se non siamo di fronte ad una legge giusta secondo la morale cattolica, essa è meno ingiusta di altre.

di Enrico Alba
[ 1 parte ] [ 2 parte ]
Anche se non siamo di fronte ad una legge giusta secondo la morale cattolica, essa è meno ingiusta di altre. Entrando nel merito della legge essa ha, indubbiamente, alcuni grandi meriti:

• l’articolo 1, comma 1, per la prima volta nella legislazione italiana, dichiara di voler assicurare "i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito", e riconosce, per la prima volta in una legge italiana, soggetto di diritti un concepito non ancora nato.

• Il comma 2, così come il comma 1 dell’articolo 4 è, dal punto di vista medico, molto significativo: la PMA è consentita solo quando "altri metodi terapeutici" per l’infertilità non siano utilizzabili.

• Di certo eticamente corrette, e dunque encomiabili sono, secondo quanto disposto dall’articolo 12, la proibizione della fecondazione eterologa, il divieto del ricorso a tecniche di PMA da parte di coppie omosessuali, di donne già in menopausa, le cosiddette "mamme-nonne", di maternità surrogata, i cosiddetti "uteri in affitto" e delle paternità post mortem, utilizzando spermatozoi di uomini deceduti.

• Altro elemento di pregio della legge è il divieto della clonazione e della sperimentazione su embrioni sia a fini procreativi che di ricerca: è il pieno recepimento di ripetute esortazioni, consigli e deliberazioni del Parlamento Europeo nonché della Convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione dei diritti dell’uomo e della dignità dell’essere umano riguardo all’applicazione della biologia e della medicina, stipulata a Oviedo, in Spagna, il 4 aprile 1997. La legge riconosce unicamente (art. 14/2) che la “la ricerca clinica e sperimentale su ciascun embrione umano è consentita a condizione che si perseguino finalità esclusivamente terapeutiche e diagnostiche ad essa collegate, volte alla tutela della salute ed allo sviluppo dell’embrione stesso, e qualora non siano disponibili metodologie alternative”: si tratta di un’ipotesi di ingegneria genetica per la cura di malattie embrionali attualmente ancora allo stato iniziale.

• Rilevante anche il divieto della riduzione embrionaria: si tratta di evitare che una donna, alla quale, con una procedura standard, siano posti in utero tre embrioni, nel caso in cui due di essi, o magari tutti e tre, siano stati capaci di impiantarsi in utero, chieda di ridurre, cioè di eliminare con un aborto selettivo, chi sopravanza il suo desiderio. Purtroppo l’articolo in questione, l’articolo 14, comma 4, contiene un’inquietante eccezione: i "casi previsti" dalla legge n. 194 del 1978.

• Ultima segnalazione positiva, a dire il vero poco citata: il censimento del popolo "prodotto". Grazie all’articolo 17 comma 2 si potrà conoscere "l’indicazione numerica degli embrioni "prodotti"" prima dell’entrata in vigore della legge. Si avrà dunque conoscenza dell’entità del problema degli embrioni crioconservati: qualcuno oggi autorevolmente li stima in 24.000.Si può pertanto affermare che è scientificamente e razionalmente fondata la posizione della Chiesa Cattolica su questo preciso punto: dal momento in cui l’ovulo è fecondato, si inaugura una vita che non è quella del padre e della madre, ma di un nuovo essere umano che si sviluppa per proprio conto. Non sarà mai reso umano se non lo è stato fin da allora. A questa evidenza di sempre la scienza genetica moderna fornisce preziose conferme.Essa ha mostrato come dal primo istante si trovi fissato il programma di ciò che sarà questo vivente: una persona e questa persona rappresenta un individuo con le sue note caratteristiche già ben determinate.

Fin dalla fecondazione è iniziata l’avventura di una vita umana, di cui ciascuna delle grandi capacità richiede tempo, per impostarsi e per trovarsi pronta ad agire. Anche se la presenza di un’anima spirituale non può essere rilevata dall’osservazione di nessun dato sperimentale, sono le stesse conclusioni della scienza sull’embrione umano a fornire un’indicazione preziosa per discernere razionalmente una presenza personale fin da questo primo comparire di una vita umana.

La Conferenza Episcopale Italiana, attraverso la voce del suo Presidente, Card. Camillo Ruini, oltre a esprimere perplessità per la decisione della Consulta di ammettere per il referendum quattro quesiti su cinque, ha dettato alcuni principi inderogabili:

• no a modifiche della legge fatte con l'intento di evitare i referendum,
• spazio all'informazione per i cittadini sui mass media di grande diffusione,
• apertura verso i non credenti sensibili al problema, che si sono schierati a favore della legge,
• disponibilità a ricorrere anche allo strumento dell'astensione per far fallire la consultazione referendaria e salvare il dettato della legge.
Una legge dovrebbe tenere in alta considerazione, salvaguardandoli, almeno tre diritti fondamentali di colui che è lo scopo dell’atto che la stessa legge si propone di regolamentare, cioè di colui che deve essere concepito:
• "il diritto ad essere trattato come soggetto e non oggetto" ,
• "il diritto inviolabile alla vita",
• "il diritto ad una famiglia fondata sul matrimonio".

Le norme sulla procreazione medicalmente assistita approvate dal Parlamento italiano, ha ribadito il presidente della Cei, sotto diversi e importanti profili, non corrispondono all'insegnamento etico della Chiesa, ma hanno tuttavia hanno il merito di salvaguardare alcuni principi etici essenziali, che possono essere considerati un accettabile compromesso con alcune etiche laiche.

La procreazione medicalmente assistita è sovente il punto di arrivo finale di una coppia sterile, con una notevole dose di sofferenza; richiede una grande motivazione psicologica, una non indifferente disponibilità di tempo per le numerose visite ed i controlli medici, un discreto costo economico (il Servizio Sanitario Nazionale non copre tutte le spese); tutto questo impone, direi, un supplemento d’amore all’interno della coppia.

Il dono della fecondità coniugale, comunque, va concepito, come già accennato in precedenza, in maniera ben più ampia della sola dimensione della fertilità biologica. L'amore sponsale, come concreta manifestazione dell'amore di Dio per l'umanità, sempre è chiamato ad amare, servire, difendere e promuovere la vita umana (cfr. Giovanni Paolo II, Evangelium vitae, n. 29) in tutte le sue dimensioni, anche quando di fatto non può generarla biologicamente. Perciò conclude l’Enciclica: “ sentendoci profondamente vicini alle coppie di sposi, che ancora non riescono a trovare nella medicina una soluzione alla loro condizione di sterilità, fraternamente le incoraggiamo ad esprimere e realizzare ugualmente la loro fecondità coniugale, ponendosi con generosità a servizio delle molteplici situazioni umane bisognose di amore e di condivisione. Fra queste meritano una particolare menzione gli istituti sociali dell'adozione e dell'affidamento familiare per i quali auspichiamo normative giuridiche sempre più in grado di assicurare le dovute garanzie ed, allo stesso tempo, dei tempi rapidi per gli adempimenti burocratici.

di Alba Enrico (Professore Associato di Clinica Ginecologica
ed Ostetrica dell’Università di Torino)
da Nuovo Progetto aprile 2005
DOSSIER PROCREAZIONE ASSISTITA

Questo sito utilizza i cookies. Continuando la navigazione acconsenti al loro impiego. Clicca qui per maggiori dettagli

Ok