Maggio 2021 - Nel nome del Figlio

Pubblicato il 12-05-2021

di Ernesto Olivero

Lo porto dentro, è piantato in ogni momento della mia vita. Ogni giorno lo contemplo e ogni giorno mi pare di conoscerlo meglio. Ogni giorno ripercorro i passi della sua vita terrena, ogni giorno entro nelle scene del suo cammino, ogni giorno immagino di essere lì, con lui, presente a tutti gli eventi narrati dai Vangeli. Entro nei suoi ultimi giorni.
Assisto alla sua terribile morte. Sono lì anch'io, vicino a sua madre. Vivo l'orrore della paura, l'intensità di un dolore insopportabile. Contemplo la grandezza di Maria, che non abbandona il Figlio con lo sguardo, mai. Resta ferma, salda, fedele accanto a lui. Ecco.
Portano il corpo inanimato di Gesù nel sepolcro che gli è stato donato.

Il Vangelo non dice nulla di quanto sia accaduto da lì in avanti fino a dopo la resurrezione, né noi lo possiamo sapere.
Ma mi piace pensare che Maria abbia seguito il Figlio con lo sguardo del cuore, che nel cuore non lo abbia mai lasciato. Immagino che sia rimasta con il ricordo di quel Figlio tra le braccia, nel silenzio totale. Immagino che abbia continuato a cercare il suo sguardo e che lui l'abbia ricambiata.
Gli occhi del Figlio negli occhi della madre, tra le sue braccia, in silenzio, a ringraziare per la bontà di Dio Padre, che dal dolore trae la gioia, che dalla morte fa nascere la vita che non può più morire.
Facciamo nostro lo sguardo di Maria.
Lei non vede Gesù morto, lo vede già trasfigurato nella resurrezione. E noi, con lei, abituiamoci a guardare la nostra storia, la nostra vita, la vita della nostra famiglia, della fraternità, la vita di tutta la società e del mondo intero con questo sguardo.

Lo sguardo di Maria su Gesù, morto per il mondo, ma vivo nel suo cuore di donna di fede, è lo sguardo che vogliamo imparare ad avere su questo mondo. Tutto sembra morto attorno a noi, ma c'è la vita di Dio che scorre sotto le ceneri. Questo è un tempo in cui noi credenti possiamo tornare a guardare lì, a ritrovare in Dio la visione di un mondo nuovo, ritrovare il vigore di restituire noi stessi, le nostre capacità, le nostre competenze per il bene comune.
Là dove ci troviamo a vivere, dove operiamo, possiamo fare la differenza, come sentinelle di un mondo nuovo.
Maria ha creduto nella vita che vince la morte, ha aiutato i discepoli a credere, è diventata l'anima della prima comunità.
Anche nel nostro oggi la chiave del mondo nuovo è la comunità, è educarci a passare dall'io al noi, nella concretezza delle scelte quotidiane.

Ernesto Olivero
Editoriale
NP maggio 2021


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