Pace tra gli ulivi

Pubblicato il 10-05-2026

di Ernesto Olivero

ANCORA UNA VOLTA, DAVANTI ALLE ORRIBILI IMMAGINI DELLE GUERRE CUI STIAMO ASSISTENDO OGNI GIORNO, mi è tornato in mente il vecchio detto "Non c’è pace tra gli ulivi". Le origini di questa frase non sono ben chiare, forse si riferiscono a un famoso film del secondo dopoguerra che parla di ingiustizie subite e di riscatto, forse alla preghiera di Gesù nel Getsemani. Il significato comunque è chiaro: tra gli ulivi, simbolo mondiale di pace, questa dovrebbe regnare, e invece è continuamente aggredita e in pericolo di estinzione.

NELL’INTERO MEDIO ORIENTE, GLI ULIVI FANNO DA SFONDO ALLA FOLLIA UMANA. Dopo il Sud Sudan, dopo Kiev, ecco la guerra che incendia il Libano. Spenta la TV, riprendo la preghiera, oasi di luce in tanto buio. Nella mente, le notizie delle stragi a Beirut continuano a inseguirmi ma tra esse una mi raggiunge attraverso il cellulare parlando sia di morte che di vita eterna: è tornato al suo Signore frère Nour, fratello Luce, un santo uomo che al Libano ha donato un pezzo di sé. Tornano i ricordi. Nel marzo del 1988 vi tornai per una seconda volta, rimanendo alcuni giorni per portare aiuti alla popolazione durante la guerra civile. Mi invitarono a parlare di pace nelle chiese, nelle caserme, negli ospedali, nelle scuole, nelle università, ma un giorno saltò un appuntamento.

MI ACCOMPAGNAVA PADRE PAOLO, un altro grande nella fede. Mi disse: «Se vuoi, ti faccio conoscere un monaco che non è accettato dalla Chiesa ufficiale perché vive con un sacco addosso in mezzo ai poveri. È un grande segno di speranza per tutto il Libano».
Io accettai e mi trovai vicino all'Ambasciata italiana, in un piccolo alloggetto, stipato all'inverosimile di poveri, vecchi, donne, in attesa di parlare con questo frate. Frère Nour mi ricevette subito. Lui parlava arabo, io italiano. Fu naturale abbracciarci, parlare la lingua del cuore – il silenzio – e capirci. Fu naturale chiedergli di cosa avesse bisogno, fu naturale che al suo desiderio di aprire un nuovo piccolo dispensario medico potessi rispondere mettendo nel suo cassetto quello che avevo in tasca, parte dei doni raccolti in Italia per quella terra devastata. Nel salutarci volle regalarci quattro mele rosse e un grazie che è insieme preghiera e augurio anche per queste ore di buio, ricordandoci che se anche sulla terra non ci sarà forse mai pace duratura, Qualcuno ha attraversato il buio e lo ha vinto.
Perché la Pace è lui. Non cerchiamola sotto gli ulivi, cerchiamola nei gesti di chi come frère Nour si fa fratello, povero come i poveri. La troveremo.
 

Ernesto Olivero
Editoriale
NP maggio 2026


O Signore, Il progetto della pace comincia con la partecipazione alle preoccupazioni degli altri, ai loro dolori e alle loro tristezze; allora sarai tu o Signore, il loro vicino attraverso i nostri cuori che tu abiti con la tua grande umiltà.
Invia il tuo Spirito perché realizzi con noi quello che tu vuoi, quello che serve alla Chiesa e a tutta l'umanità per evitare la violenza, le guerre e la distruzione, con la preghiera e l'ascolto alle tue istruzioni che costruiscono, per raggiungere quello che tu vuoi realizzare nel mondo che hai creato e amato e ti preoccupi di lui.
Amen

frère Nour

Questo sito utilizza i cookies. Continuando la navigazione acconsenti al loro impiego. Clicca qui per maggiori dettagli

Ok