C’è sempre un primo…

Pubblicato il 10-10-2025

di Ernesto Olivero

… una prima volta, un primo passo, qualche cosa che cambia la realtà.

Il 20 gennaio 1982 mi recai da papa Giovanni Paolo II per consegnargli, oltre ai 100 milioni di lire per l'Afghanistan e il Salvador raccolti in occasione del premio Artigiano della Pace 1981, 50 milioni per la Polonia come acconto del premio 1982. In quell'occasione chiesi a padre Stanislao, segretario del papa, come utilizzare quei soldi, e lui replicò: «Vada lei di persona in Polonia, così vedrà e si renderà conto».

Con il cardinal Ballestrero, vescovo di Torino, decidemmo che il modo migliore per compiere il viaggio era di accompagnare qualche TIR della Caritas. Ero contento, ma anche un po’ impaurito, andavo in un Paese occupato e sarei stato solo.
In attesa di partire andai in carcere dove ero volontario, e aggiunsi alla somma per gli amici polacchi i soldi raccolti dai detenuti e da suor Lucia, l’angelo della sezione femminile. Intanto in comunità erano arrivati altri pacchi: zucchero, generi alimentari vari, canottiere, calzini… Il tam tam della carità si era propagato veloce.

Finalmente partiamo: la crudezza della realtà in cui viveva la Polonia mi si fece chiara al confine con l’allora Cecoslovacchia: uno sbarramento di filo spinato con tutto intorno altoparlanti, probabilmente per allarmi in caso di fughe. Mentre alla dogana ci stanno facendo attendere a lungo, scendo e guardo in alto; lo stesso sole che sta tramontando scalda la terra al di qua e al di là del confine, terra che gli uomini hanno diviso in due parti: da un lato c'è una divisa e dall'altro non c'è, da una parte non si possono fare certe cose, dall'altra sì... Ripartiti, passiamo a fianco di una città dove c'è lo Spielberg, la prigione dei patrioti Piero Maroncelli e Silvio Pellico.
Il mio pensiero corre a tutte le persone imprigionate per la loro fede o per le loro idee. Del restante viaggio ricordo poi l’incontro con padre Andrea e la sua gente, con la famiglia di Lech in quel periodo in carcere, l’abbraccio di Danuta Walesa, la fatica fisica delle notti sul tir, il non sapere mai se avremmo trovato il raro gasolio per andare avanti e che i vari Renzo, Maria e Giuseppe, autisti diventati amici, recuperavano chissà come, la paura che mi paralizzò quando ad un posto di blocco mi chiesero di mostrare il contenuto del taschino della camicia, stranamente gonfio. Vi avevo messo distintivi di Solidarność assieme a medagliette della madonna di Częstochowa. Provvidenza volle che tirassi fuori per primo queste ultime…

A distanza di anni, il ricordo di ogni persona coinvolta prima, durante e dopo quel viaggio, mi accompagna, permettendomi di sperare ancora nel futuro. Mi viene in mente il loro «Se c’è bisogno di aiuto, vengo io!» Finché qualcuno, anche da solo, decide di fare resistenza al male nel modo che sa e che può, quel sole che scalda tutti al di là di ogni steccato non si spegnerà. Ogni giorno comincia con la prima ora, ogni passo verso il bene nasce da una prima emozione cui possiamo dire di sì. In fondo, è bello essere i primi…
 

Ernesto Olivero
Editoriale
NP ottobre 2025


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