Us and them

Pubblicato il 09-05-2026

di Pierluigi Conzo

Perché aiutare “noi” non significa escludere “gli altri”.

NEL LINGUAGGIO DELLE SCIENZE SOCIALI, SI PARLA DI INGROUP per indicare il gruppo a cui sentiamo di appartenere – la famiglia, il quartiere, la comunità religiosa, il Paese – e di outgroup per indicare chi percepiamo come “altro”, cioè al di fuori di questo gruppo più ristretto: stranieri, persone di un’altra etnia, religione o provenienza, o persone con idee politiche o gusti musicali diversi dai nostri. Da decenni, una delle idee più diffuse è che la solidarietà funzionerebbe soprattutto all’interno del proprio gruppo. L’aiuto verso “noi” andrebbe cioè di pari passo con la diffidenza o l’ostilità verso “loro”. In breve: ingroup love e outgroup hate.

UN RECENTE STUDIO PUBBLICATO SU PNAS DA KASPER OTTEN mette in discussione questa idea. Analizzando dati su oltre 740mila persone in 121 società, l’autore mostra che chi è più disponibile ad aiutare il proprio gruppo tende, in media, a essere più disponibile anche verso chi non ne fa parte: le persone aiutano un po’ di più chi sentono vicino, ma questo non si traduce automaticamente in ostilità verso gli altri.

PERCHÉ ALLORA PER TANTO TEMPO SI È CREDUTO IL CONTRARIO? La risposta sta nel modo in cui sono stati studiati i comportamenti tra gruppi. Gran parte degli studi precedenti analizzava situazioni a “somma zero”, in cui aiutare l’ingroup significava necessariamente danneggiare l’outgroup: giochi economici, conflitti, competizioni politiche o territoriali. In questi contesti, la cooperazione interna e l’ostilità esterna sembrano inevitabilmente andare insieme. Ma questi scenari non descrivono la maggior parte delle interazioni quotidiane, dove aiutare qualcuno non richiede necessariamente di togliere qualcosa a un altro.

QUI ENTRA IN GIOCO IL CONCETTO DI ZERO-SUM THINKING: la convinzione che i guadagni di una persona o di un gruppo avvengano sempre a spese di altri. Un ampio studio recente di Chinoy, Nunn, Sequeira e Stantcheva, pubblicato su American Economic Review, mostra che questa mentalità è sorprendentemente diffusa: chi vede il mondo come un gioco a somma zero tende a credere che se un gruppo migliora, qualcun altro debba necessariamente peggiorare. Come osserva di recente anche il Financial Times, questo modo di pensare influenza il modo in cui interpretiamo migrazioni, disuguaglianze, politiche redistributive e perfino le relazioni tra generazioni. Quando il mondo viene percepito come un gioco a somma zero, l’apertura verso l’outgroup appare rischiosa: ogni beneficio concesso agli “altri” diventa una perdita per “noi”.
Lo studio di Otten, invece, cambia prospettiva. Invece di costringere le persone a scegliere tra “noi” e “loro”, analizza situazioni in cui gli individui possono decidere separatamente quanto essere cooperativi con membri dell’ingroup e dell’outgroup. I dati provengono da sei grandi indagini internazionali e da numerosi esperimenti economici. I risultati evidenziano che, in tutte le società analizzate, chi è più prosociale verso l’ingroup tende ad esserlo anche verso l’outgroup.
In media, le persone aiutano un po’ di più chi sentono “vicino”, ma questo non implica ostilità verso gli altri.

LE IMPLICAZIONI PER LA VITA COMUNE SONO RILEVANTI. Rafforzare i legami comunitari non significa alimentare chiusura o ostilità. Al contrario, società in cui la cooperazione interna è diffusa possono essere anche più capaci di solidarietà verso l’esterno, soprattutto se si riduce l’idea – spesso infondata – che il bene di qualcuno richieda la perdita di qualcun altro.
Sradicare il pensiero a “somma zero”, ad esempio fornendo informazioni più accurate sugli obiettivi dei diversi gruppi o mettendo in evidenza interessi comuni, può attenuare la percezione di conflitto.

IN UN’EPOCA SEGNATA DA POLARIZZAZIONE E CONFLITTI IDENTITARI, questi risultati suggeriscono che il problema non è l’attaccamento al proprio gruppo, ma la diffusione di una visione del mondo che trasforma ogni relazione in una competizione. Quando le persone non sono indotte a vedere il rapporto tra “noi” e “loro” come inevitabilmente antagonista, la solidarietà verso l’ingroup tende ad andare di pari passo con l’apertura verso l’outgroup.
 

Pierluigi Conzo
NP febbraio 2026

Questo sito utilizza i cookies. Continuando la navigazione acconsenti al loro impiego. Clicca qui per maggiori dettagli

Ok