Una pace concreta

Pubblicato il 21-12-2025

di Renato Rosso

Accanto alla pace globale, esiste una pace quotidiana fatta di piccoli gesti alla nostra portata.
Azioni capaci di cambiare il mondo delle persone che incontriamo

Mi chiamo Renato Rosso e sono un missionario della diocesi di Alba.
Da cinquant'anni dedico la mia vita alle popolazioni nomadi del mondo. Il mio percorso è iniziato in Italia, dove sono rimasto per 12 anni, è proseguito per 8 anni in Brasile e mi ha portato, negli ultimi trent'anni, a vivere tra il Bangladesh e l'India. La mia vocazione è sempre stata quella di condividere la vita con queste comunità, tanto simili a quelle che talvolta incrociamo anche nella nostra vita quotidiana. Di recente, ho risposto a una richiesta d'aiuto proveniente dalle popolazioni nomadi e beduine che vivono in Israele, e da qualche tempo mi ritrovo immerso in un Paese in guerra.

In questo momento, il Bangladesh, Paese in cui ho vissuto per tre decenni, sta affrontando la stagione delle piogge che in questi anni sono vere e proprie alluvioni devastanti. È un periodo di grande sofferenza, in cui lo straripamento dei fiumi causa spesso immani tragedie. Tuttavia, è proprio quest'acqua a rendere il terreno incredibilmente fertile, tanto da consentire tre raccolti annuali. La siccità, infatti, causerebbe milioni di morti per fame.
Questa situazione mi richiama alla mente l'esempio di una giovane donna di 28 anni che ho conosciuto. Durante una terribile alluvione, seppe che in un villaggio a un'ora e mezza di navigazione le case fatte di terra stavano cedendo, costringendo gli abitanti a rifugiarsi sui tetti. Propose agli altri abitanti del suo villaggio di unirsi a lei in una missione di salvataggio.

La paura, però, prevalse su tutti.
Ritenendo l'impresa troppo pericolosa, le persone si rifiutarono di accompagnarla.
Testarda e decisa, la ragazza decise di partire da sola sulla sua piccola imbarcazione, affrontando le acque tumultuose del fiume in piena. Dopo un'ora e mezza di viaggio, raggiunse i superstiti, ne caricò uno e intraprese il faticoso viaggio di ritorno. Tre ore dopo, la prima persona era in salvo.

Nonostante i suoi appelli, nessuno si unì a lei.
Così ripartì, e dopo altre tre ore portò in salvo una seconda persona. Giunse la notte e i compaesani tentarono di dissuaderla, ma la sua determinazione si dimostrò inattaccabile: «Se ci fermiamo, moriranno». Riprese quindi a remare anche con il buio.
Morale della favola, anzi della realtà. Il bilancio finale della sua impresa è un testamento di coraggio: remando per 36 ore consecutive, riuscì a salvare 12 vite. Non ha certamente cambiato il destino del mondo, ma ha compiuto la sua parte, salvando quelle dodici persone. Sicuramente ha cambiato il mondo di quelle persone!
In questo suo gesto risiede un'autentica vittoria, perché non è un atto di guerra, ma di pace. Mentre la guerra genera solo sconfitte, gli atti di pace portano sempre una vittoria.
Questa storia mi insegna che la vera forza non risiede sempre dove ce la aspettiamo.
Da qui nasce un piccolo ragionamento: esiste una pace globale, come quella in Ucraina o in Medio Oriente, sulla quale il nostro potere di intervento è limitato a gesti simbolici, come una firma o una manifestazione.
Gesti comunque importanti e necessari, ma esiste anche una pace concreta, che è alla nostra portata. Questa pace si manifesta nel perdono, nell'affetto reciproco, nella capacità di superare le difficoltà e, soprattutto, nell'attenzione verso la sofferenza altrui.

Questa è la pace che siamo chiamati a costruire ogni giorno nella nostra vita.
È l'impegno che chiedo a me stesso e che oggi propongo anche a voi.
 

Don Renato Rosso
Focus
NP ottobre 2025

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