Una follia razionale

Pubblicato il 20-12-2025

di Renato Bonomo

Avolte, per orientarci in un presente confuso e affrontare un futuro incerto, possiamo rivolgere lo sguardo al passato. Siamo consapevoli che non sarà possibile giungere a rigorose previsioni circa lo sviluppo futuro dei fenomeni storici che stiamo vivendo: la libertà dell’uomo rimane una variabile imponderabile, che mischia sempre le carte della storia. Però nel passato possiamo cercare affinità, similitudini, esperienze e vissuti che possono aiutarci a individuare piste di ricerca e prospettive di studio. Ultimamente mi è capitato tra le mani un libro molto affascinante, un classico del Novecento, Imperialismo, dell’economista britannico John Atkinson Hobson, uscito in Inghilterra nel 1902 (una traduzione italiana è stata realizzata dalla Newton Compton nel 1996). Un testo fondamentale, ricordato in tanti manuali di storia, che ha contribuito a comprendere il fenomeno dell’imperialismo e che tanto ha influenzato pensatori ed economisti molto diversi tra loro come Vladimir Lenin, Rosa Luxemburg e John M. Keynes.

È interessante leggere Hobson in questi nostri tempi di assoluta incertezza dovuta ad una crisi del diritto internazionale, a economie di guerra e di riarmo, a dazi e politiche economiche aggressive, all’imposizione di un’arrogante legge del più forte che sovverte ogni ordinamento giuridico e umilia la dignità degli uomini e dei popoli.

Parlando dell’imperialismo di fine Ottocento, Hobson invitava i lettori a leggere con spirito critico quanto stava accadendo per scoprire quali erano i veri interessi alla base dell’espansionismo coloniale: «Se è vero […] che l'imperialismo degli ultimi sessant'anni è chiaramente da condannare come politica economica, perché, a prezzo di grandissime spese, ha provocato un aumento di mercati scarso, di cattiva qualità e insicuro, e perché ha messo in pericolo l'intera ricchezza nazionale suscitando un forte risentimento in altre nazioni, dobbiamo allora domandarci: “Come mai la nazione britannica è spinta a imbarcarsi in una politica così irragionevole?” L’unica risposta possibile è che gli interessi economici del Paese nel suo insieme sono subordinati a quelli di certi interessi particolari che usurpano il controllo delle risorse nazionali e le usano per il loro profitto privato. Questa non è un’accusa né strana né mostruosa: è la malattia più comune di tutte le forme di governo. [...] Sebbene il nuovo imperialismo sia stato un cattivo affare per il nostro Paese, esso è stato un buon affare per certe classi e certi commerci all’interno della nazione. Le grandi spese per gli armamenti, le guerre costose, i gravi rischi e difficoltà della politica estera, i freni imposti alle riforme sociali e politiche interne, benché abbiano portato grave danno alla nazione, sono serviti molto bene ai concreti interessi economici di certe attività e professioni».

Nonostante fosse fondato su politiche irragionevoli a vantaggio di pochi, l’imperialismo venne presentato come valore assoluto per la nazione, panacea dei mali, rimedio alle crisi: «Senza dubbio ad ogni scoppio di guerra non solo l’uomo della strada, ma anche l’uomo in divisa è ingannato dall’astuzia con cui motivazioni aggressive e avidi propositi si vestono con abiti difensivi. Infatti, si può affermare con sicurezza che non vi è mai stata una sola guerra che si ricordi che, per quanto scopertamente aggressiva possa apparire allo storico spassionato, non sia stata presentata alla gente che era chiamata a combattere come una necessità politica di difesa, in cui erano in ballo l’onore dello Stato e forse anche la sua esistenza. La follia disastrosa di queste guerre, il danno materiale e morale che ne deriva anche al vincitore, appare così chiaramente allo spettatore disinteressato che egli comincia a disperare che uno Stato raggiunga l’età della ragione; e tende a considerare questi cataclismi come prodotti dall’esistenza di un irrazionalismo di fondo della politica. Ma un’attenta analisi delle relazioni esistenti tra gli affari e la politica mostra che l’imperialismo aggressivo […] non è per nulla il prodotto delle cieche passioni delle razze o della follia mista alle ambizioni dei politici. È molto più razionale di quanto appaia a prima vista». Razionale, ma interessata quindi. Facciamo attenzione a non cadere nuovamente nella trappola…

Renato Bonomo
NP ottobre 2025

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