Una cassaforte di cartone

Pubblicato il 13-04-2026

di Renato Bonomo

Carissimi nostri. Deliberando di non vivere sempre in guerra ma volendo invece concedere pace e riposo ai popoli e sudditi nostri, e anche per dare alla nostra Italia la necessaria tranquillità e concordia per resistere all’impeto dei Turchi e dei nemici del nome cristiano, e anche per non stare noi e i nostri sudditi e il nostro Stato sempre soggetti a tanti inganni, tradimenti, macchinazioni, e infine per ritrovare la tradizionale amicizia e benevolenza con l’illustrissima signoria ducale di Venezia, abbiamo per grazia divina fatta, firmata, conclusa e stabilita una vera e perpetua pace e concordia con questa illustrissima signoria con espliciti capitoli e convenzioni sottoscritti dall’una e altra parte». Così il duca di Milano, Francesco Sforza, annunciava alla città di Cremona la stipula della Pace di Lodi del 1454.

Un anno prima, due avvenimenti avevano inciso in maniera prepotente sulle sorti dell’Occidente. Come ricordato dallo Sforza, a maggio era caduta Costantinopoli per mano turca, eliminando così anche l’ultimo residuo dell’Impero Romano d’Oriente. Allora sembrava che davvero l’impeto musulmano potesse oltrepassare le rive del Bosforo e riversarsi contro Roma e l’intera cristianità occidentale. Pochi mesi dopo, con la battaglia di Castillon del 17 luglio 1453, si chiuse anche quel ciclo di guerre passato alla storia come Guerra dei Cent’anni tra il regno di Inghilterra e il regno di Francia.

Gli Stati regionali italiani di allora capirono così di correre pericoli gravissimi: da una parte la minaccia dei Turchi, dall’altra le mire espansionistiche di potenti monarchie vicine. Il timore li spinse a spegnere i focolai di contesa tra loro – il principale opponeva Milano a Venezia – per trovare delle forme di unione contro i nemici esterni. Venne così stipulata la Pace di Lodi che diede una relativa stabilità alla penisola italica fino al 1492, quando riesplosero rivalità dinastiche e ambizioni territoriali. Le pretese aragonesi sul milanese e il potere autoritario di Ludovico il Moro, signore di Milano, fecero il resto. Ludovico, per difendere il suo dominio, chiese aiuto al re di Francia che colse l’occasione per una discesa in Italia con la giustificazione di una nuova crociata contro gli ottomani. L’equilibrio fragile per le rivalità tra i singoli Stati italiani, le brame estere che fomentavano le divisioni, le lotte interne per il potere e la mancanza di uomini capaci di mantenere l’equilibrio (come Lorenzo il Magnifico) furono le cause della debolezza politica che rese la pace di Lodi fragile e poco duratura. E così gli Stati italiani che erano allora ricchissimi da un punto di vista economico (la sola Venezia era capace di far concorrenza – e superare per volumi d’affari – il regno di Francia), si rivelarono debolissimi da un punto di vista militare e politico. Una vera e propria cassaforte di cartone.

Con le dovute differenze, è difficile non vedere nella fragile pace italiana rimandi alla situazione attuale dell’ue. La sua unità si trova oggi di fronte a potenti Stati esteri che ambiscono a indebolirla, sfruttando le divisioni interne e facendo leva su politici che, in nome del proprio interesse nazionale, rischiano invece di comprometterlo. La nuova Strategia per la sicurezza nazionale firmata da Donald Trump di fine novembre e la “strana” convergenza tra la visione russa e quella americana sull’ue non lasciano molti dubbi a proposito. Ci auguriamo di non trovare un nuovo Ludovico il Moro che, all’interno della nostra Europa, cerchi di introdurre nel nostro continente coloro che vogliono mettere fine a uno dei più grandi progetti politici dell’umanità.


Renato Bonomo
NP gennaio 2026

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