Un posto per tutti

Pubblicato il 04-11-2025

di Rosanna Tabasso

Dino: Che rapporto ha costruito il Sermig con i non credenti?

Come ci ha ricordato un amico in questi giorni, la fede non è la fine della ricerca, ma ne è l’inizio. Siamo tutti – e lo saremo sempre – all’inizio di un cammino che prosegue, si interrompe e poi riparte... Siamo viandanti e la strada che percorriamo è la stessa.

Su questa strada il Sermig è cresciuto trovando maestri tra chi è arrivato alla fede e chi no. Ognuno è stato un autentico dono, ci ha insegnato qualcosa: chi a guardare la realtà in modo nuovo, chi ad agire diversamente, chi a scegliere con più decisione la via dell’amore. Grazie a loro la nostra storia ha preso forma. Non è sempre stato facile, né lineare, ma siamo entrati nella nostra vita più consapevoli.  Ricordo il papà di un ragazzo che è venuto a vivere all’Arsenale con una precisa scelta di vita. Non era credente e la decisione del figlio proprio non la capiva. Un giorno mi ha detto: «Voi non fate niente per quelli come me che non credono, pensate solo a voi, non fate incontri dove io possa partecipare: o vengo a pregare, altrimenti per me non c’è posto». Mi ha fatto pensare perché una delle nostre idee forti è sempre stata vivere l’Arsenale come una casa per tutti, credenti e non credenti.

Ho raccontato l’episodio alla Fraternità e in noi è scattata l’urgenza di fare qualcosa di più per i non credenti. L’urgenza è diventata un’intuizione che – a sua volta – è diventata un progetto: l’Università del Dialogo che nasce dal dubbio. Negli incontri mensili aperti a tutti, orientati a fornire spunti di formazione permanente in ambito politico, economico, sociale e culturale, quel papà ha potuto toccare con mano un’esperienza che lo accoglieva senza giudizio. Per creare relazioni ci vuole molto rispetto reciproco. Noi siamo credenti, ma la partecipazione ai momenti più spirituali è una scelta personale. Ciò che ci unisce è partecipare alla costruzione di un progetto di pace e condividere il bene per le persone più fragili e povere. Il nostro punto di riferimento rimane Gesù: cosa farebbe oggi Gesù se si trovasse nelle nostre condizioni, come tratterebbe quello straniero, quel credente in un’altra religione, quel non credente, quel giovane? Come possiamo portare nel nostro vissuto quella comprensione e quella misericordia così piene, che Gesù ha sempre vissuto? Ma la compassione, la capacità di amare, di donare sono nel DNA umano e accomunano tutti. Spesso chi non è approdato alla fede le sviluppa con ancora maggiore intensità e aiuta anche chi crede ad andare all’essenza e a fare verità in sé. Succede anche con i giovani. Oggi non è scontato che abbiano fatto i primi passi nella fede in famiglia e che abbiano ricevuto i sacramenti negli anni dell’adolescenza. Vengono spesso da noi senza aver avuto contatti significativi con la fede o avendola già esclusa dalle loro priorità. Vogliono aiutarci e lo fanno in nome di uno slancio umano che li proietta fuori da loro stessi, incontro all’altro. Anche con loro abbiamo imparato a camminare insieme, un passo alla volta, nel rispetto della loro ricerca ma senza nascondere loro chi siamo e cosa crediamo. Sappiamo che ci osservano e cercano di capire quale sia il cuore del nostro credere, ci interrogano, provano nostalgia di Dio, nostalgia di fraternità: accoglienza, ascolto, comprensione, aiuto reciproco, donarsi a qualcuno, un quotidiano condiviso…  

Noi non siamo perfetti, siamo come siamo, non siamo degli arrivati, siamo ancora in cammino e non lo nascondiamo, ma nonostante il poco che siamo, o forse proprio perché consapevoli di essere così e di non bastare a noi stessi, facciamo ogni giorno esperienza che il nostro Dio si serve anche di noi per arrivare all’umanità che lo cerca, che cerca il senso di ciò che vive. Allora, spinti proprio da tanti amici che cercano con passione, così come siamo cerchiamo di comunicare con franchezza la nostra fede. D’altra parte la regola del Sermig è dedicata a tutti. Regola del sì. Per chi crede, per chi non crede, per chi crede di credere, per chi crede di non credere, per chi crede che la bontà porta pace. E non è un gioco di parole.


NP giugno/luglio 2025
Rosanna Tabasso

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