Un po' di storia
Pubblicato il 26-03-2026
L’iconografia – la scrittura delle icone – nasce come espressione della Chiesa che ha sempre usato le immagini come uno strumento per la catechesi, a servizio all’annuncio del Vangelo. Già l’arte paleocristiana, l’arte cristiana degli inizi, pur non essendo già iconografica, aveva tuttavia delle caratteristiche che resteranno presenti nelle icone, come per esempio l’essenzialità dei tratti, il minimalismo delle figure e un grande simbolismo. Si trattava proprio di una traduzione “grafica” degli episodi del vangelo e dell’antico testamento che venivano riletti nella luce di Cristo. Compaiono qui per la prima volta i primi simboli che poi avrebbero fatto parte della simbologia cristiana fino ai nostri giorni: il pesce, l’agnello, il pastore, la stessa croce. Erano come un messaggio in codice per chi sapeva leggerlo: non a caso queste prime forme iconografiche le troviamo nelle catacombe, principalmente a Roma.
Nel IV secolo, con Costantino e Teodosio, i cristiani possono “uscire allo scoperto”, non sono più costretti a ritrovarsi nelle case private o nelle catacombe, ma possono anche costruire delle Chiese e organizzarsi in parrocchie e diocesi. In questo momento anche le immagini acquistano maggiore importanza e valore, vengono esposte nelle chiese. Anche in Oriente, le immagini sacre diventano parte sempre più importante nei luoghi di culto per la liturgia stessa. È uno dei primi concili dei vescovi di tutto il mondo cristiano di allora, il primo concilio ecumenico, il concilio di Nicea del 325, che comincia a stabilire delle regole secondo le quali le immagini sacre devono essere eseguite. Il concilio viene convocato per mantenere l’unità dei cristiani e per combattere le eresie che negavano la doppia natura di Cristo: divina e umana. Viene quindi sostenuta con forza la possibilità, anzi il valore, di poter raffigurare Cristo anche in quanto uomo, proprio come affermazione dell’incarnazione. Nell’antico testamento era proibito farsi immagini di Dio: non era lecito, infatti, farsi un’immagine del Dio dell'universo che si rivelava solo attraverso la Parola, i profeti e la scrittura. Con Gesù, Dio si fa uomo, prende la nostra carne e diventa VISIBILE, diventa umano come noi a parte il peccato e prende in sé le nostre debolezze. Gesù era guardabile, ascoltabile, lo si poteva toccare, aveva le nostre emozioni, ha provato la fame, la stanchezza…
Quindi fare immagini di Gesù non era più soltanto “utile" alla catechesi, ma fondamentale per affermare la realtà del mistero dell’incarnazione. Per questo, sembra che proprio a questo periodo, intorno al IV secolo, risalgano le prime icone: immagini sacre trasportabili, realizzate su tavole di legno telate e gessate e poi dipinte. E di nuovo insieme alla diffusione, la “persecuzione” anche delle immagini, di nuovo per sospetto di idolatria, e forse anche per paura di dare troppa “autonomia” nella fede al popolo cristiano. Ci vorrà il secondo concilio di Nicea per porre fine alle controversie e riaffermare la validità e utilità dell’icona per la preghiera e la liturgia, oltre a stabilire dei veri e propri “canoni” da rispettare per realizzare delle immagini consone in tutto all’insegnamento del Vangelo e della Chiesa e quindi utilizzabili per la preghiera dei fedeli.
Tra le icone più antiche che ci sono rimaste c’è l’icona di Cristo Pantocrator custodita nel Monastero di Santa Caterina del Sinai, è molto probabilmente del V secolo e realizzata su tavola di legno con la tecnica dell’encausto. Da allora l’obiettivo dell’icona è rimasto intatto, non è quello di fare un “ritratto”, o di rappresentare la realtà che noi vediamo, ma vuole rappresentare proprio l’altra realtà, che esiste ma che non vediamo, quella della vita eterna, della vita in Dio.
Chiara Dal Corso
NP dicembre 2025




