Un inferno di dolore

Pubblicato il 30-03-2019

di Flaminia Morandi

Flaminia Morandi - MINIMAdi Flaminia Morandi - Il male commesso sarà tutto perdonato? Ma se la salvezza è per tutti, se l’amore di Dio abbraccia anche i peggiori, dove va a finire la libertà dell’uomo, che può scegliere di fare il male o il bene? Una questione più attuale di sempre con il pontificato di papa Francesco che ha messo la misericordia al centro.

Come rispondevano i grandi teologi dei primi secoli? Origene immaginava che tutte le anime fossero preesistenti. Alcune poi erano cadute, altre no. Ma alla fine dei tempi, angeli, esseri umani o demoni torneranno ad unirsi armonicamente al Logos come prima della caduta: tutta la creazione sarà rigenerata e «Dio sarà tutto in tutti», come dice Paolo nella lettera ai Corinzi. Ma la “preesistenza” delle anime era un concetto ambiguo e nel VI secolo il concilio di Costantinopoli aveva condannato Origene. Gregorio di Nissa pensava a «una ricostituzione nello Stato antico anche di coloro che giacciono nel vizio» e a un concorde «rendimento di grazie da parte di tutta la creazione»: questo, diceva, è l’insegnamento che ci comunica «il grande mistero dell’incarnazione di Dio», che sulla croce si è addossato lui stesso tutto il male umano.

Per Isacco il Siro non si può attribuire a Dio l’idea umana di giustizia retributiva: la giustizia di Dio non è vendetta, è il suo amore. La sua punizione non è un contraccambio al male: ha lo scopo di guarire. Il fuoco, il verme, lo stridore di denti, la tenebra di cui parla il Nuovo Testamento non vanno intesi in senso fisico: l’inferno non è una sostanza, non è un luogo; è un effetto del male. È «un dolore molto più forte da sopportare del fuoco», il dolore interiore e spirituale di chi soffre quando diventa consapevole di avere rifiutato l’amore di Dio: forse era quello che ciecamente cercava, anche facendo il male. Dio non smette mai di amare la sua creatura perduta. L’amore però agisce in due modi: è gioia per quelli che lo accolgono, è tortura per quelli che gli chiudono la porta in faccia. Certo: l’inferno esiste come possibilità perché esiste il libero arbitrio. Ma l’amore di Dio ci autorizza ad immaginarlo come un buco nero vuoto, dove l’unico precipitato è l’Accusatore, come è raffigurato in una parete della cappella Redemptoris Mater in Vaticano.

La speranza, come l’amore, è senza fine e senza misura. Possiamo fare anche noi come Silvano del Monte Athos, che pregava con tenerezza per i morti peccatori. «Come si può starsene in pace sapendo che qualcuno soffre le pene dell’inferno?», disse un giorno a un amico eremita. «Che posso farci io? La colpa è loro», rispose l’eremita. Addolorato, Silvano rispose: «L’amore non potrebbe sopportarlo… dobbiamo pregare per tutti». L’amore, che è Dio, non può sopportare di perdere neanche uno, uno solo dei suoi perdutamente amati.

Flaminia Morandi
MINIMA
Rubrica di NUOVO PROGETTO

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