Un incontro inaspettato

Pubblicato il 23-10-2025

di Max Laudadio

Ci sono giorni in cui mi rendo conto che le Dioincidenze (ovvero tutti quei momenti, come li ha definiti Francesco Lorenzi, cantante dei The Sun, in cui Dio ci ricorda che Lui non è una suggestione umana ma è realtà!) ti stravolgono i programmi.

Poche sere fa, durante una cena con dei colleghi, mi sono trovato seduto a tavola accanto a un ragazzo che non conoscevo. Dopo i convenevoli del caso Fabrizio (nome di fantasia), ha iniziato a pormi domande sempre più personali: la mia relazione con la fede, con i miei figli naturali e adottati, il perché della mia scelta di andare a vivere in mezzo a un bosco, ma anche domande legate alle svariate malattie che hanno colpito mia sorella da quando è nata, e tante altre curiosità che emergevano a seguito delle mie risposte. Abbiamo parlato di felicità, di come ottenerla o dove cercarla, ma anche del coraggio che serve per affrontare le nostre paure; della capacità di saper discernere senza cadere nella tentazione che spesso ci porta a farlo solo a fronte di interessi personali e, pure, di come risolvere i momenti in cui scegliere diventa difficile. Abbiamo condiviso la necessità di dare valore a ogni secondo, minuto, ora, della nostra vita.

A dire il vero non mi sono mai tirato indietro di fronte a chi dimostra un vero interesse dietro alle sue domande, faccio più fatica quando mi rendo conto che queste servono solo per riempire le pagine di un giornale, e per questo anche con Fabrizio mi sono concesso in sincerità.

Dopo circa un’ora di interrogatorio senza sosta, Fabrizio mi ha preso in contropiede con frasi che ho dovuto digerire lentamente: «Io non ce la faccio a essere sempre positivo. Sono malato da quando ero piccolo, ho svariati tumori un po’ ovunque, li tengono a bada ma non sempre riesco ad avere fiducia nel futuro». Fabrizio ha una fidanzata che lo ama follemente e che lo segue in questa sua battaglia da quando erano entrambi adolescenti. È un bellissimo ragazzo, apparentemente senza nessun sintomo visibile, e credo anche con una vita abbastanza agiata. Ma, nonostante tutto, non riesce a far pace con la sua situazione di salute. Sembra subire qualcosa che non riesce a gestire, mostra occhi incerti, parole che non riescono a spiegare totalmente le sue emozioni e, principalmente, sembra avere molta paura. Abbiamo parlato per tutto il resto della cena, ci siamo guardati con onestà, senza far finta che la morte non sia parte della nostra vita e abbiamo condiviso che questo finale al quale siamo tutti chiamati, prima o poi, non può condizionare né le nostre scelte né le nostre giornate.

Noi siamo nati per costruire ponti di amore, come fossimo architetti della bellezza, o come pittori di un quadro che raccoglie i colori delle nostre esperienze. Queste dovrebbero servire da esempio per chi ancora non ha gli occhi capaci di vedere. Noi dovremmo essere ciò che vorremmo vedere negli altri, mostrandosi a loro, ma anche crescendo con loro.

Dovremmo lodare il mondo che ci accoglie, le meraviglie che lo rendono un’opera d’arte, dovremmo combattere per lui e per noi, dovremmo amare di più, abbracciarci di più, chiamarsi di più e scegliersi di più. Noi, dovremmo vivere con la consapevolezza di quello che Dio ci ha donato, con fiducia, seguendo il suo esempio, ma con la speranza che altri lo scegliessero in libertà. Così, anche la morte non farebbe più paura. Fabrizio ha sorriso spesso durante le nostre chiacchiere, e i suoi occhi si sono riempiti di fiducia. Quella fiducia che alimenta la speranza, la voglia di farcela, la voglia di combattere.

Ci siamo salutati abbracciandoci, con grande affetto e con quella voglia di rivederci, che arriva solo quando le anime si incontrano.
Arrivato a casa, ho ripensato a quello che mi era successo, e ho sorriso. Dio ci chiede di donarci, con sincerità e senza voler ottenere niente in cambio, e questo è quello che io mi sono permesso di chiedere di fare a Fabrizio. Donarsi, perché lui è vivo! Come un fiore, un albero, un cervo, una farfalla non può che cercare di rendere il mondo ancora più bello. E se donarsi è anche l’unica strada per raggiungere la felicità, vivere intensamente e con il sorriso è il mezzo con il quale percorrerla.


Max Laudadio
NP giugno / luglio 2025

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