Un film (davvero) da non perdere

Pubblicato il 05-02-2026

di Davide Bracco

Lungi dall’incensarci ma due numeri fa si segnalava su queste pagine: «Ma il film che potrà segnare questo inizio di stagione non sarà veneziano ma arriverà in sala a settembre senza un passaggio festivaliero, forte comunque dei nomi coinvolti: UNA BATTAGLIA DOPO L’ALTRA è il nuovo film di Paul Thomas Anderson (uno dei maestri riconosciuti del cinema contemporaneo) con Leonardo Di Caprio protagonista affiancato da Sean Penn, Benicio Del Toro, Regina Hall. Anderson ha scritto, diretto e curato la fotografia di una storia di uomini conflittuali divisi dal passato difficile (ex attivisti per i diritti civili contro suprematisti bianchi) e ancora destinati a combattersi negli USA contemporanei sempre più non pacificati».
A visione ripetuta (tre volte come da buon cinefilo malato davanti a qualcosa di notevole) il consiglio alla visione va ribattuto, forte anche di un consenso critico generale di fronte a una opera profonda e sfaccettata, capace di essere apprezzata dal colto e dall’inclito anche per il suo essere comunque un film spettacolare, in una pratica consolidata nei migliori registi USA capaci di far coesistere intrattenimento e rigore creativo.

Una battaglia dopo l’altra, infatti, è una opera cinematografica che va vista con attenzione per apprezzare i tanti livelli di una storia. È innanzitutto un racconto di un protagonista inadeguato davanti alla vita e soprattutto nei confronti di una figlia da lui cresciuta senza aiuti (cammino sul filo per evitare spoiler…), ma la storia non è usuale e banale (niente interni borghesi) e si confronta con le ferite ancora aperte nella società statunitense. Leonardo Di Caprio deve destreggiarsi tra terroristi figli dei movimenti dei Settanta, un militare terribile e paranoico (strepitoso Sean Penn) e i “Pionieri del Natale”, gruppo suprematista bianco tanto inquietante nella sua apparente normalità.

Ma la vicenda tra inseguimenti e sparatorie si immerge nel clima contemporaneo di egoismi e divisioni che rimangono sullo sfondo, ma che portano la cruda realtà davanti agli occhi dello spettatore. La visione ripetuta degli immigrati messicani rinchiusi in gabbie a fianco del muro di separazione che divide il confine tra due Stati è una conferma del talento creativo di Paul Thomas Anderson. Cinema al suo meglio per un lavoro destinato a restare negli annali e da recuperare in queste settimane di presenza ancora in sala.


Davide Bracco
NP novembre 2025

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