TU ED IO

Pubblicato il 30-01-2013

di Flaminia Morandi

Impronte colorate di maniSiamo tutti diversi. Per aspetto, per intelligenza, personalità, psicologia, cornice sociale, storia di vita, gusti, inclinazioni, talenti e difetti. Non esistono né sono esistite due persone uguali sulla terra.

Siamo tutti uguali. Perché tutti abbiamo la vita. Non solo la vita che si manifesta attraverso il corpo e l’attività del pensiero, ma l’essenza della vita, il seme di vita che la grazia ha deposto nella profondità del nostro essere.

Qualcuno ne ha fatto concreta e vissuta esperienza. Dice sant’Agostino: tardi ti ho amato. Tu eri dentro di me, più interno della mia parte più interna, e io ti cercavo fuori. Per San Bernardo di Chiaravalle l’esistenza del seme di vita è provata dall’umiltà. Secondo lui ce ne sono di due tipi: una indotta, quasi artificiale, quella che si cerca di suscitare con l’ascesi e la penitenza, l’altra spontanea, che sgorga come sorgente dal più profondo del nostro essere come frutto dello Spirito Santo. Thomas Merton ne parla con un linguaggio moderno che tiene conto della psicologia e dell’esperienza spirituale dell’estremo oriente. Per lui solo chi è fully born, pienamente nato, coglie l’esperienza spirituale interiore della propria vita a partire dal proprio nucleo interiore. Un grande santo ortodosso molto amato dai cattolici, san Seraphim di Sarov, ai suoi figli spirituali che andavano a confidargli i loro propositi di vita, i progetti, le carità, era solito dire che lo scopo della vita spirituale è l’acquisizione dello Spirito Santo. Come a dire che tutto si può fare nella vita cristiana, ma solo a partire dalla discesa nel profondo di sé e del proprio inferno, senza disperare per le tenebre e le miserie che ci troviamo: perché è lì, nei nostri inferi, che Cristo viene a prenderci per mano.

Ma allora non siamo tutti uguali: Due piccoli germoglisolo i santi possono cogliere, riconoscere e attingere al “seme di vita”? Andrè Louf, abate di Mont-des-Cats per trentacinque anni, spiega che i segni dell’azione di Dio sono in genere estremamente tenui. San Giovanni della Croce parlava di delicati profumi appena percettibili ma segretamente presenti in ogni cuore. La grazia c’è, ma la sua attività è segreta, come un tappeto musicale ininterrotto. Bisogna allora imparare ad ascoltare, e si può farlo solo nel silenzio. La frequentazione assidua della Parola dà al cuore una sensibilità nuova, lo rende capace di interpretare ogni avvenimento della storia sua e del mondo alla luce della storia santa. I Padri greci dicevano dioratikos: capace di guardare attraverso le cose.

Ma ancora non basta. La grazia c’è, e lavora il cuore come un campo, ma il suo lavoro non segue un percorso lineare né omogeneo. Incontra incertezze, ostacoli, illusioni, sofferenze e il nostro io pletorico sempre in mezzo a sbarrare la strada con il suo amor proprio gonfio di niente. Imparare a discernere i pensieri è un’arte difficile quando si travestono da pensieri di luce: e così capita a chi davvero si mette sulla strada di Cristo. L’io allora ha bisogno di un tu: solo l’altro può rivelare a noi stessi il nostro mistero. Ogni prossimo ci aiuta in questo, ci mette in crisi, ci strappa dai nostri pregiudizi e false certezze, ci fa assaggiare la bruciante purificazione dell’umiliazione. Ma ancora non basta.

C’è bisogno di un tu speciale. Nell’apprendistato di un lavoro i consigli di chi lo fa da venti, trenta anni a volte illuminano anni di studio di una nuova comprensione. Così nella vita spirituale: solo per mano a un fratello, a una sorella già esperti possiamo intraprendere la personalissima e privatissima strada che porta all’incontro con Cristo, la discesa interiore verso la profondità di noi stessi e il seme di vita che ci fa tutti uguali e tutti fratelli.


Flaminia Morandi
NP dicembre 2004

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