Tregue incerte, Vite fragili

Pubblicato il 01-08-2025

di Gian Mario Ricciardi

In Ucraina, forse, taceranno i cannoni ma sotto la cenere cova l’odio; a Gaza la speranza va e viene tra fughe in avanti e stop and go imprevisti. Tutti guardano all’Europa che dovrebbe creare uno “scudo” per difendere la democrazia, ma è lacerata da no precisi, mezze aperture, tanta confusione. È difficile superare lo smarrimento e coniugare il quotidiano con l’Europa smarrita, le sparate di Trump, la fine dell’alleanza atlantica, la politica italiana in stato confusionale, gli attacchi della Russia al presidente Mattarella. Che pasticcio!

Il costo dell’energia, per esempio, deflagrato con l’invasione di Putin, cresce e arriva in ogni casa. Si ipotizza tutto, ma le code ai “centri d’ascolto” delle Caritas si gonfiano ogni giorno di più e il “respiro” di molte famiglie diviene sempre più flebile.

Benedette tregue, dopo anni di inutili e feroci bagliori nelle notti alle porte di casa a Kiev, di gesti terroristici nella Terra Santa e risposte esagerate, ma le nostre vite sempre di più «coniugano i drammi del mondo con un futuro personale incerto». Infatti, nel frattempo, l’inflazione è di nuovo al 2%: i prezzi stanno lievitando contro ogni previsione. La politica mai è stata così divisa mentre cresce il numero di chi torna a controllare gli scontrini della spesa, a tagliare sulle “uscite”, a recuperare nel “vintage” gli abiti divenuti sempre più cari, a pagare a rate. L’auto inchioda; l’industria è in panne: +64% di cassa integrazione. Le liste d’attesa, dopo anni di denuncia, si stanno lentamente sbriciolando, ma la strada verso i nuovi ospedali da Torino a Novara o Cuneo resta lunga. Cade il numero chiuso in medicina, ma resta la mancanza, anche in Piemonte, di migliaia di medici di famiglia.

I giovani, disorientati dalle guerre, devono scegliere il loro destino tra onde d’incertezza. C’è più occupazione ma molto precaria e, soprattutto, poco pagata. I nostri stipendi sono il fanalino di coda dell’Europa. Le scelte di un imprevedibile Trump stanno cambiando il peso geopolitico dei Paesi Europei: torna l’Inghilterra; crescono Francia e Germania; tentenna l’Italia.

E la fragilità dilaga. Si parla di un avvenire green, però non si sa se comprare auto elettriche o ibride, a benzina, a gasolio o idrogeno. Si discute di sanzioni, ma qualcuno non vede l’ora di riavere il gas russo. Si parla di grano, ma l’Europa ne limita la produzione, poi spera in quello dall’est con la mediazione di Istanbul. E non parliamo d’ immigrazione, dove s’è visto tutto e il contrario di tutto.

L’Europa ha due guerre: a est con la Russia, a ovest con i dazi e le minacce di Trump. Brividi! Ben vengano le tregue ma, soprattutto nell’anno del Giubileo, cresce la speranza che qualcuno del livello di De Gasperi sappia ridare certezze a milioni di persone che, ogni giorno, escono quando è ancora buio per andare al lavorare, a studiare, a costruire ma su un terreno con troppe mine.


NP Aprile '25
Gian Maria Ricciardi

 

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