Tra ambizioni e realtà
Pubblicato il 18-12-2025
Si torna a parlare di un “Patto per il Mediterraneo”. Il cantiere è aperto e i pilastri che iniziano a delinearsi ruotano attorno a parole d’ordine attuali: transizione verde e digitale, crescita economica inclusiva, investimento nelle energie rinnovabili, lotta al cambiamento climatico, investimenti nelle Università e anche nell’immenso patrimonio culturale da preservare e valorizzare, così come nelle relazioni culturali da sviluppare.
L’idea è di agganciare lo sviluppo dei paesi partner nordafricani e mediorientali ai grandi progetti europei, creando al contempo quelle opportunità di lavoro per i giovani che sono oltre il 50% della popolazione della sponda Sud e sono la chiave per una stabilità duratura. La vera novità, almeno nelle intenzioni, riguarda la gestione della migrazione. Si parla di un approccio “completo”, che vada oltre la pura cooperazione sul controllo delle frontiere, per esplorare seriamente la creazione di canali legali per studio e lavoro: una richiesta storica dei paesi di origine, troppo a lungo inascoltata,
Le sfide, però, sono dietro l’angolo e ricordano i fantasmi del passato. Prima fra tutte, la questione dei soldi: senza fondi dedicati e ingenti, il rischio è che il nuovo Patto si riduca a un riorientamento di finanziamenti esistenti, insufficienti a sostenere un cambiamento reale. Per ora si sta raspando il fondo del barile di un bilancio europeo fortemente spremuto per sostenere l’Ucraina. Ma la buona notizia è non solo una delega politica dedicata in seno alla Commissione accompagnata da una neonata Direzione generale – la dg mena, ma anche la previsione di fondi significativi nelle proposte per il futuro Quadro finanziario 2028-34, in grado anche di mobilitare capitali privati su significativi progetti di investimento.
Poi c’è il delicatissimo equilibrio politico: come dialogare e finanziare progetti in paesi dove spesso i diritti umani sono calpestati, senza tradire i valori fondanti dell’ue? E, forse il punto più delicato, come convincere gli Stati europei più preoccupati dai flussi migratori che investire in uno sviluppo di lungo periodo è l’unico vero “contenimento” sostenibile?
Così come i Paesi di provenienza e transito della sponda Sud che farsi carico di lottare davvero contro le mafie dell’immigrazione illegale e praticare una seria politica di riammissione è parimenti necessario in un rapporto tra partner? Senza dimenticare la devastante situazione di Gaza, di cui non si intravede nessuna prospettiva di cessate il fuoco e di pace, la sua ricostruzione e il futuro assetto dello Stato Palestinese, con un cambio radicale della politica attuale del governo di Israele.
In questo quadro, ciò che potrebbe fare la differenza è l’attenzione promessa verso i protagonisti spesso dimenticati: la società civile, le piccole e medie imprese, le donne e i giovani. Sono loro i motori del cambiamento e il vero antidoto all’estremismo. Coinvolgerli in modo strutturato, e non solo come comparse, sarebbe un segnale forte di discontinuità con il passato. Almeno su questo ora c’è grande attenzione e anche una condivisa intenzionalità.
L’appuntamento di novembre sarà quindi il banco di prova per una nuova filosofia. L’Europa ha di fronte una scelta: limitarsi a un altro accordo per condire di orpelli attraenti la sostanziale gestione dei flussi migratori e della sicurezza – gli interessi immediati degli Stati membri – o osare finalmente una visione coraggiosa, che veda nel Mediterraneo non una frontiera da difendere, ma un comu¬ne spazio di futuro da costruire insieme. La posta in gioco è la credibilità stessa dell’Europa, in un’area cruciale per il suo destino, ponte naturale verso il continente africano, per dare struttura solida alla pace e alla prosperità condivisa, in un mare finalmente davvero “nostrum”.
In ogni modo, in questi tempi di gravi rotture geopolitiche, in¬stabilità, frantumazioni e ritorno della brutale logica della forza, la prospettiva di questo Patto è una buona notizia, perché declina ancora il cuore profondo del progetto europeo, con un sano mix di ambizioni e realismo.
Luca Jahier
NP ottobre 2025




