La terra ricambierà
Pubblicato il 01-02-2026
Quanto è importante il suolo per la nostra vita. Il suolo non è solo terra; anche un solo mucchietto di terra può ospitare milioni di organismi (batteri, funghi, animaletti, semi di piante…). Sono contenuti nei suoli oltre le metà di tutte le specie del pianeta. Il mix di minerali, microrganismi, rifiuti naturali (e la loro interazione) crea la materia organica che permette alla vita di svilupparsi.
Lo strato fertile è la fabbrica della vita sulla Terra. Molti terreni, per pratiche agricole esasperate, stanno perdendo la capacità di produrre alimenti, perché perdono materiali organici, e richiedono sempre maggiori integrazioni con altri prodotti, per tornare a essere fertili. In Europa si parla di circa il 60% del suolo. Oggi l’agricoltura sostenibile parla appunto di “ripristino”.
Oltre al degrado vi è anche l’erosione (in Europa sottrae 1 miliardo di t di suolo all’anno), facendo così scendere il livello di carbonio organico trattenuto nei suoli agricoli per pratiche disattente nei confronti dei gas serra. A fronte di chi vede questi dati e argomenti con fastidio, cito due recenti notizie.
1. Il 29 settembre 2025, il Consiglio dell’Unione Europea, ha approvato la direttiva sul monitoraggio della “salute” dei suoli. I suoli stanno subendo non solo gravi erosioni, ma anche il progressivo degrado di quelli coltivati. I suoli fertili si riducono con tecniche agricole intensive eccessive (come ad esempio sostanze chimiche di sintesi: fertilizzanti, diserbanti, pesticidi), lavorazioni meccaniche esagerate, conseguenze dei cambiamenti climatici. Un suolo sano e mantenuto in condizioni di equilibrio naturale è essenziale per l’agricoltura, per l’ecosistema nel suo complesso, per gli assetti caratteristici dei territori locali, per la bellezza dei paesaggi, per la sicurezza e la sostenibilità della vita umana, per quella delle future generazioni. La biodiversità dei suoli sani contribuisce alla resilienza delle piante, anche quelle coltivate. L’Europa scrive: «La nostra deve essere la prima generazione che lascia i sistemi naturali e la biodiversità in uno stato migliore di quello che ha ereditato».
2. Il 28 agosto 2025 il Ministero dell’Ambiente ha pubblicato il Rapporto del Comitato per il capitale Naturale con il contributo anche di associazioni, ambientalisti ed esperti di diverse discipline e saperi. Anzi tutto si definisce il “Capitale Naturale”: «è costituito dall’intera gamma di beni naturali, patrimoni ambientali e risorse produttive – comprendente organismi viventi, aria, acqua, suolo e risorse geologiche – che contribuiscono insieme a fornire beni e servizi di valore, diretto o indiretto, per l’uomo e le sue attività, e in quanto tali considerati necessari per la sopravvivenza dell’ambiente stesso da cui sono generati ». Indica poi le aree del nostro Paese che versano in più gravi e allarmanti condizioni di degrado e di crisi ambientale. Dei 58 ecosistemi censiti che sono ritenuti a rischio, 7 sono in condizioni molto critiche, 22 in pericolo e 29 sono considerati vulnerabili; 18 si prevede saranno messi a rischio nel futuro; solo 4 in tutta la penisola per ora non corrono rischi valutabili di essere minacciati, mentre solo 5 non sono considerati esposti a rischio prevedibile anche per il prossimo futuro. In estrema sintesi circa il 47% dei suoli italiani è considerato "malato", l’erosione colpisce l'80% delle aree coltivate. A questo bisogna aggiungere il tema del consumo di suolo nel nostro Paese, con la perdita di circa 19 ettari al giorno. Si tratta inoltre di prevenire gli effetti avversi degli eventi climatici estremi, delle inondazioni e dei periodi di siccità. La Commissione Europea calcola il saldo economico positivo che il ripristino della natura in aree degradate dalla attività umane andrebbe a generare. Si tratta di un considerevole guadagno, con un moltiplicatore stimato in termini economici «da 4 a 38 euro di incremento di valore per ogni euro speso». Dunque, un investimento innovativo e molto proficuo, per il presente e il futuro. Politiche che possono offrirci anche un rimedio concreto e duraturo in termini economici anche per la vita delle generazioni future. Ma sarà un impegno del governo? La direttiva precedente sull’acqua è stata applicata parzialmente. In Italia il 30% delle acque superficiali e il 27% di quelle sotterranee non raggiungerà gli obiettivi di qualità richiesti dalla Direttiva 2000/60 alla scadenza del 2027. Non scoraggiamoci però. Non è intelligente allontanare sempre scelte che sarebbe meglio affrontare e i governi spesso lo fanno. Le buone notizie per diventare realtà hanno bisogno della nostra attenzione permanente!
Carlo Degiacomi
NP Novembre 2025




