Tempo scuola
Pubblicato il 11-12-2025
Una fotografia in chiaroscuro sulla situazione dell’abbandono e della dispersione scolastica in Italia
Dopo l’estate, scuole nuovamente aperte e via ad un altro anno di studio per bambini e ragazzi. Per tutti, un tempo prezioso di costruzione del proprio futuro, che influenzerà non solo le esistenze individuali, ma quelle di un’intera generazione e in prospettiva della società tutta. Non è certamente inutile chiedersi allora come sta messa oggi l’Italia rispetto al preoccupante tema dell’abbandono scolastico. E, una volta tanto, la notizia è tutto sommato positiva: nel 2024 infatti, per la prima volta, nel nostro Paese il dato di chi ha lasciato la scuola prima del tempo è sceso sotto la soglia del 10%, in costante diminuzione e ora anche in avvicinamento al nuovo obiettivo ue fissato per il 2030 (andare sotto quota 9%). Capiamo meglio. La percentuale italiana del 9,8% indica il numero di giovani fra i 18 e i 24 anni che possiedono al massimo il diploma di licenza media e che non partecipano ad alcun percorso successivo di istruzione e formazione. Sono giovani che quindi non hanno conseguito alcun ulteriore titolo di studio o qualifica professionale dopo la licenza media (e qualcuno neppure quella), il che – per come è organizzata la società attuale – corrisponde in tutta evidenza ad un vero e proprio fallimento formativo.
Che un giovane su dieci dei 18- 24enni sia in questa situazione sembra un numero enorme (e in effetti lo è), ma è comunque il minimo storico (dieci anni fa si stava attorno al 15%) ed è un dato pienamente in linea con la media dei Paesi ue, pari al 9,9%. Spagna e Germania (12-13%) stanno peggio di noi, Danimarca e Finlandia come noi (9-10%), Francia, Belgio, Paesi Bassi e Svezia meglio di noi (7%). In ogni caso, gli sforzi compiuti in Italia stanno funzionando. Anche se le differenze territoriali sono notevoli, con più difficoltà nelle grandi città e nelle aree rurali. Nelle ultime otto posizioni ci sono sei regioni del Sud: la peggiore è la Sicilia (15,2%) ma anche Sardegna, Campania, Calabria e Puglia fanno peggio della media nazionale. Colpisce in negativo la provincia di Bolzano (penultima a 14,7%) mentre Trento si posiziona sul versante opposto, al secondo posto assoluto (abbandono al 6,5%). In testa c'è l'Umbria (5,9%), poi Lazio e Lombardia (intorno al 7,5%). Il Piemonte ha l’8,7%.
Naturalmente, ma qui si apre un mondo, l’abbandono scolastico è solo la parte più grave del fenomeno della “dispersione scolastica”, che oltre a quello comprende tante altre situazioni, spesso difficili da misurare e comunque diverse da un abbandono conclamato: ritardo scolastico, ripetenze, assenze frequenti, basso rendimento. Ecco, in effetti è una forma di dispersione anche l’ottenimento di un titolo di studio che non corrisponde alle reali competenze acquisite: situazione esplosa durante la pandemia. Dai test invalsi, ad esempio, appare che in alcune città oltre un quarto degli studenti di terza media finiscono il ciclo con un livello di apprendimento corrispondente, grosso modo, ai traguardi che in termini di competenze ci si attendono dai bambini di quinta elementare. Un problema enorme, che vale peraltro anche per i titoli di studio più elevati. La strada per una buona scuola per tutti, insomma, è ancora lunga.
Stefano Caredda
NP ottobre 2025




