Tempi moderni

Pubblicato il 11-05-2026

di Luca Periotto

Cosa succede quando la suggestione letteraria prende il sopravvento sulla logica e sulla razionalità?
Uno dei privilegi dell’essere un fotografo dovrebbe essere quello di essere tecnicamente pronto e in grado di registrare tutte o “quasi” le manifestazioni che la realtà ci pone alla luce del sole e, qualche volta, al buio.

Quella volta però a Quito, mentre stavo per entrare in un ristorante, accadde qualcosa di diverso, (e di mistico…).Quasi che l’influenza letteraria del Realismo Magico, stile surreale tipico di quelle latitudini, fosse fuoriuscita come un fluido impercettibile dal libro che avevo scelto di portare con me in Ecuador e avesse trascinato con sé il soggetto principale trattato dall’autore in quel romanzo giallo, per poi catapultarlo in mezzo a una strada qualsiasi, facendogli assumere le sembianze di una persona autoctona, fisicamente simile, anche se non proprio del tutto. Triste, solitario y final, opera prima del grande giornalista e scrittore argentino Osvaldo Soriano, è un romanzo in cui con irriverenza e nostalgia latina vengono bistrattati (ma in fondo celebrati) alcuni famosi attori di Hollywood, quelli del cinema dell’epoca d’oro s’intende, tra i quali Stan Laurel e Charlie Chaplin, quest’ultimo descritto nella narrazione dell’autore addirittura come «un ometto arrogante».

Improvvisamente mi ritrovai di fronte a un tizio anziano, claudicante di carnagione scura, simile a come mi ero immaginato fosse il personaggio di cui stavo leggendo, visibilmente eccentrico, scorbutico, interessante per com’era vestito di tutto punto. Sembrava pronto per andare a un ricevimento (o un matrimonio? Forse un funerale?).

Scattai due istantanee: certo di essermi imbattuto proprio in Charlotte quello di Tempi moderni, una sensazione vivida, assolutamente reale per averla vissuta in prima persona. Più osservo questa fotografia più cerco di capire e comprendere il ruolo del doppio: quello che rappresenta superficialmente il soggetto, quello che vediamo è la patina dell’apparenza, cioè il simulacro, niente di più che uno strato. Subito dopo quello che non si vede ma che si sente, lo avvertiamo attraverso la nostra sensibilità, ed è lo spettro, impalpabile. Ecco, ho avvertito intimamente che si trattasse del vero Charlie Chaplin in carne e ossa, seppur sotto false spoglie, che – intuivo – sarebbe scomparso non appena mi fossi voltato e avessi varcato l’ingresso di quella tipica locanda sudamericana.


testo e foto di Luca Periotto
NP febbraio 2026

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