Tanto da fare
Pubblicato il 20-07-2025
Una sentenza della Corte Costituzionale, qualche settimana fa, ha dichiarato incostituzionale la legge 184/1983 che regola le adozioni internazionali nella parte in cui non include anche le persone singole fra coloro che possono adottare un minore straniero residente all’estero. È un esempio lampante di come è assai difficile raccontare, nel mondo comunicativo odierno, in modo esauriente e completo, un tema al tempo stesso di natura legislativa e di grande impatto sociale; se non nei numeri (tutto sommato limitati), certamente nel carico di esperienza e di vissuto che un’adozione internazionale sempre si porta dietro. La contrapposizione frontale fra i “single” da una parte e le coppie sposate dall’altra è una chiave di lettura fin troppo facile ma inevitabilmente parziale, che infatti non riesce a ricomprendere la portata del fenomeno e delle sfide che lo caratterizzano.
La Corte, in estrema sintesi, argomenta che la preferenza per la bigenitorialità (quindi per la coppia) in realtà non discende direttamente dalla necessità di tutelare il minore; il che significa che la crescita armoniosa di quest’ultimo, e in definitiva il suo miglior interesse, può raggiungersi anche per le altre vie, anche con l’adozione da parte di un solo genitore. Pertanto l’esclusione dei singoli, in via astratta, non è legittima. Fermo restando che poi spetta sempre al giudice accertare in concreto l’idoneità affettiva dello specifico aspirante genitore e la sua effettiva capacità di educare, istruire e mantenere un minore.
È questa una decisione che cristallizza, in realtà, quello che già poteva accadere ed effettivamente accadeva, seppur solo “in casi particolari”. Ora, è la norma. Ma il tema in sé è immensamente più ampio. C’è intanto il fatto che nell’adozione internazionale si dovrà sempre tener conto delle legislazioni dei singoli Paesi, che non sempre prevedono l’ok all’adozione da parte di single. C’è la questione del calo dei numeri, che dipendono non tanto da un presunto minor impegno delle coppie sposate (ci sono oltre 2mila procedure adottive aperte) ma da un intreccio di cause, che comprendono anzitutto lo stop alle procedure da parte di molti Paesi esteri, sempre più restii a far partire in adozione i propri figli, privandosene per sempre.
C’è il tema degli enormi costi economici necessari per arrivare a un’adozione internazionale (quella nazionale è gratuita), c’è il tema dell’iter complesso e tortuoso di ottenimento dell’idoneità, c’è il tema di una sostanziale trascuratezza del tema in ambito politico istituzionale (sebbene esso sia anche una questione di politica estera e relazioni internazionali), c’è la questione dei bambini più fragili per i quali è più difficile o proprio non si riesce a trovare una famiglia, c’è soprattutto il vuoto enorme di sostegno e aiuto nel post-adozione, fase cruciale in cui la nuova famiglia avrebbe bisogno di aiuto concreto e costante. Ci sono un mare di questioni. Che purtroppo, anche dopo la sentenza, restano tutte lì.
Stefano Caredda
NP aprile 2025




