Sussulti di coscienza
Pubblicato il 19-07-2025
Stando al calendario, siamo approdati in primavera. Poi il meteo fa le sue bizze e i cambiamenti climatici aggiungono preoccupanti stravolgimenti nell’aria che tira.
Con neve fuori stagione e con pioggia che si avvita su territori già martoriati per recenti alluvioni assortite. E, tanto per non assuefarci a nulla, pure ci si mette la terra a tremare.
Ma a oscurare l’orizzonte che invece dovrebbe avere il sapore incoraggiante della ripresa nella natura si fa inquietante il panorama mondiale dei nostri tempi.
I telegiornali ci portano in casa immagini di guerre assortite su più fronti, con un sovvertimento di posizioni sul piano internazionale in grado di popolare l’immaginario di incognite difficili da dipanare. Cosa ci attende dietro l’angolo degli eventi disegnati, ipotizzati, gridati e ripensati, giocando su più tavoli? I conflitti, le armi, le bombe, le distruzioni continuano a occupare gli scenari.
La logica della forza sale alla ribalta. La vita degli uomini, il rispetto della dignità di ognuno, l’ansia di futuro per i ragazzi d’oggi, le attese disattese dei popoli, il bisogno di giustizia, l’urgenza di riconoscersi fratelli, i guasti procurati al creato, le persone lasciate ai margini perché le risorse vanno profuse nell’apparato bellico, le derive umanitarie che si accumulano... insomma le ombre si infittiscono, mentre rimangono profetiche e indispensabili le parole sofferte di papa Francesco: «Ogni guerra è una sconfitta.
Non si risolve nulla con la guerra. Niente. Tutto si guadagna con la pace, con il dialogo».
Perché non si colgono questi avvertimenti? Perché ci si vuole incagliare nelle guerre? Perché, pur sapendo che quello è buio tragico, si continua a cercarlo e a generarlo? Perché non si impara nulla dalla storia di barbarie che abbiamo alle spalle? Domande cui non abituarsi.
Intanto i palcoscenici mediatici si sono ripopolati di figure sopra le righe. Sono d’attualità solo le pretese di dominio (per pudore si preferisce chiamarle “aree di influenza”, da ampliare o rafforzare, a tutti i costi... scordandosi di chi è ai margini), gestendo superiorità presunte con logiche sconcertanti sui nervi scoperti e dolorosi delle migrazioni, delle povertà endemiche lasciate al loro destino, delle marginalità crescenti per fame, miseria, degrado... Un clima che ci insospettisce per un rischioso ritorno al peggio in mezzo a una umanità che teme di sprofondare nei buchi neri delle prepotenze, dei sommovimenti, delle operazioni sconsiderate di sopraffazione. Rimane – ci crediamo e lo speriamo – un sussulto delle coscienze da alimentare.
Intanto c’è da accorgersi dell’ora critica che stiamo vivendo. E, da credenti, c’è anche e soprattutto da pregarci su.
Corrado Avagnina
NP aprile 2025




