Suor Emma e la Costituzione
Pubblicato il 11-07-2026
LO SCORSO 3 MARZO, SUOR EMMA ZORDAN è stata insignita dell’onorificenza di Commendatore dell’Odine al Merito della Repubblica italiana «per l’impegno profuso nel migliorare le condizioni di vita e le possibilità di reinserimento dei detenuti». Da tanti anni declina la sua professione di insegnante di lettere e la sua vocazione religiosa nel servizio per e con i detenuti del carcere romano di Rebibbia. Racconta così i suoi inizi: «Non pensavo al carcere, è stata un’occasione. Quando sono entrata la prima volta in carcere, ho avuto paura, perché fuori se ne parla poco e male. Pensavo di trovare leoni in gabbia, invece ho trovato persone accoglienti e rispettose. Loro si sentono magazzini di persone, inutilizzabili e inutili. Questo a me faceva tanto dispiacere. Alcuni mi hanno anche detto: “Noi siamo delle bare in attesa di sepoltura”».
L’idea di unire la competenza letteraria e la sofferenza nasce quasi spontaneamente perché, girando per i corridoi, incontrava tanti detenuti che avevano bisogno di esprimersi e far emergere il proprio dolore. È una necessità per non morire e per non chiudersi, un imperativo della coscienza per risollevarsi. «IO VEDO TANTO DESIDERIO DI CAMBIARE e tante persone hanno fatto un percorso stupendo e io non mi sento di giudicare, vorrei solo che questo cambiamento fosse riconosciuto e che si applicasse maggiormente l’articolo 27 della Costituzione. Non è facile che avvenga, perché non è facile perdonare e perdonarsi, perché non è facile accedere alla giustizia riparativa; tuttavia, nessuno deve essere scartato». Da qualche anno raccoglie in alcuni libri le testimonianze dal carcere e le riflessioni dei detenuti, scritti a più mani che raccontano una vita corale e allo stesso tempo personale. La sfida è unire le due facce in un’unica storia: ricostruire percorsi di riconciliazione umana e sociale. E scriverlo è il primo passo per un cambiamento. Dal basso, lento, ma vero.
Roberto Lerda
NP marzo 2026




