Storia di un sax
Pubblicato il 25-02-2026
Questa fotografia, scattata per le strade del centro di Bangkok un giorno di circa quindici anni fa, ha poi lavorato a lungo nel mio subconscio, spingendomi ad acquistare solo un paio d’anni dopo, e senza che ne avvertissi una particolare esigenza, uno strumento musicale quasi simile per forma suonato da quel sapiente musicista asiatico che si grattava la testa sotto a un cavalcavia. Il sax che vidi in una vetrina di un robivecchi di Asuncion in Paraguay non era un clarinetto, anche se la forma lo ricordava: un “soprano” dalla forma allungata, il più difficile da suonare. Lo presi senza contrattare sul prezzo. Una volta in Italia mi presi cura di lui nei minimi dettagli restaurandolo e dotandolo di un prezioso bocchino d’epoca in bachelite della Premiata ditta Otto Link di New York. La passione non si spense neanche quando mi resi conto che non avrei mai emesso nulla di più che un lamento d’alce! Eppure, quello strumento mi comunicava qualcosa d’inspiegabile che non ho mai saputo decodificare, qualcosa che forse aveva a che fare con la musica che avevo sentito suonare magistralmente da quel musicista asiatico senza gamba che interpretava così bene Benny Goodman in mezzo ai clacson del traffico della sera. Quel qualcosa che mi spingeva ad accontentarmi di lucidare il sax e di tenerlo in braccio quando ascoltavo musica. Si era stabilito, un feeling tale che non lo avrei venduto per nessuna ragione al mondo perché, pur non sapendolo suonare, mi era successa la stessa cosa con la mia prima macchina fotografica: forse si sarebbe trattato solo di tempo e forse magari avrei potuto anche suonarci qualcosa prima o poi, chissà.
Però qualche mese dopo, durante l’inverno, si presentò a Torino un musicista argentino un brav’uomo che avevo conosciuto a Buenos Aires. Mi disse che era venuto in Italia con la missione di rifornirsi di strumenti musicali per attrezzare la sua stazione radio e il nuovo studio di registrazione che aveva messo assieme con sacrifici, con lo scopo di coinvolgere ed educare attraverso la musica i “ragazzi di strada” della capitale argentina.
Non esitai. Padre Eduardo Meana accettò commosso il mio regalo che in questo modo, attraverso di lui, riprese la strada di casa con un nuovo e scintillante lustro. È giusto così: il cerchio si è chiuso nel migliore dei modi, senza pentimenti. Che cos’è una periferica? E una protesi? Una protesi come un arto artificiale permette di articolare i movimenti e di interagire con il mondo circostante, mentre una periferica funzione come l’interfaccia di un computer o di uno smartphone. In qualche modo compiono la stessa funzione anche se virtualmente. Le macchine fotografiche e gli strumenti musicali a quali delle due categorie dovrebbero appartenere, dal momento che svolgono altrettante funzioni vitali per gli artisti che ne usufruiscono?
Luca Periotto
NP dicembre 2025




