Lo spirito di Helsinki
Pubblicato il 15-11-2025
Il primo agosto del 1975, la Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa terminò i suoi lavori con la firma dell’Atto Finale, i famosi Accordi di Helsinki, una tappa importante della storia del diritto internazionale e della diplomazia europea e mondiale, fondamentale per generare un clima di distensione nel pieno della guerra fredda. Da pochi mesi era infatti finita la guerra del Vietnam con la caduta di Saigon, quando 35 Paesi appartenenti al blocco occidentale e a quello orientale – tra cui gli Stati Uniti, l’Unione Sovietica, la Germania Est e quella occidentale – si riunirono nella neutrale Finlandia per dare vita a una nuova fase di relazioni internazionali. Come accadde per altri consessi diplomatici di particolare rilevanza, pensiamo al caso della conferenza di Locarno del 1925, le decisioni prese segnarono il periodo successivo tanto da essere definito “spirito di Helsinki” quel particolare atteggiamento di cooperazione che caratterizzò la politica internazionale orientata a superare le divergenze est-ovest. Tra i frutti più significativi di quell’atto non possiamo dimenticare la creazione nel 1990 dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE).
Nel corposo documento finale spicca la Dichiarazione sui principi che guidano le relazioni tra gli Stati partecipanti che ha regolamentato le dinamiche diplomatiche tra gli Stati europei degli ultimi decenni. Vale la pena menzionare i punti chiave: l’eguaglianza sovrana e il rispetto dei diritti inerenti alla sovranità; il non ricorso alla minaccia o all'uso della forza; l’inviolabilità delle frontiere, l’integrità territoriale degli Stati; la risoluzione pacifica delle controversie; il non intervento negli affari interni; l’eguaglianza dei diritti e l’autodeterminazione dei popoli; la cooperazione fra gli Stati e l’adempimento in buona fede degli obblighi di diritto internazionale. Di particolare rilevanza – pensando in particolare ai firmatari appartenenti al blocco sovietico – la particolare sottolineatura del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, inclusa la libertà di pensiero, coscienza, religione.
Questi principi riflettono profondamente il contesto storico in cui furono elaborati, ma segnarono una svolta significativa rispetto ai decenni precedenti, quando le due superpotenze avevano esercitato pesanti atti di coercizione per fermare nei Paesi europei sviluppi politici a loro contrari (pensiamo al caso eclatante della Primavera di Praga del 1968 e a quelli meno “vistosi” delle ingerenze americane nei Paesi occidentali, vedi caso italiano). In questo 2025 i cinquant’anni dello Spirito di Helsinki si sentono tutti, anzi appaiono molti di più. Il diritto internazionale è sotto attacco e, dall’invasione russa dell’Ucraina del 2022, questa offensiva è massiccia e continua. Basta prendere in esame l’elenco dei principi di Helsinki per osservare come ciascun punto venga messo pesantemente in discussione. Non che negli anni precedenti non vi siano state delle violazioni, ma il paradigma del diritto internazionale le considerava tali e le condannava. Oggi invece quelle che ieri erano violazioni sono considerate azioni addirittura legittime, coerenti e necessarie. In politica estera, tra dichiarazioni, azioni e prassi, sembra di essere tornati indietro di almeno ottant’anni. Dallo stato civile siamo tornati allo stato di natura: multilateralismo, diritto internazionale, rispetto dei patti sembrano essere lontani ricordi. Questo compleanno passato in sordina non è però stato completamente dimenticato. Il nuovo pontificato di Leone XIV lo ha voluto ricordare e rimettere al centro della discussione politica con l’obiettivo di «perseverare nel dialogo, rafforzare la cooperazione e fare della diplomazia la via privilegiata per prevenire e risolvere i conflitti».
In tempi come questi, è importante ritornare su un paragrafo particolare dell’Atto Finale di Helsinki dedicato al disarmo: «Gli Stati partecipanti riconoscono l'interesse […] a promuovere il disarmo […]. Essi sono convinti della necessità di prendere, in questi campi, misure efficaci che […] costituiscano tappe verso il raggiungimento finale di un disarmo generale e completo sotto stretto ed efficace controllo internazionale e che abbiano per risultato il rafforzamento della pace e della sicurezza nel mondo».
Renato Bonomo
NP agosto/settembre 2025




