Spiragli di bellezza
Pubblicato il 03-01-2026
Violenza, miseria, gang armate. Sono i tre tratti con cui viene sempre descritta Haiti, uno dei luoghi sulla terra in cui è più difficile vivere. Lì, lo Stato non esiste più, l’80% della capitale Port-au-Prince è in mano a bande che conquistano pezzi di territorio con la violenza. A tenere le armi sono soprattutto ragazzini. E poi la povertà, diffusa e difficile da contrastare. Eppure, anche ad Haiti la vita va avanti: chi può va ancora a scuola o porta avanti qualche piccola attività. Resistono anche preziosi spiragli di bellezza, mischiati alla fatica quotidiana. A raccontarlo sono quaranta ragazzi coinvolti in un progetto proposto da Avvenire, Fondazione Avvenire e Fondazione Avsi. A loro è stato chiesto di fotografare i momenti più belli e spensierati delle loro giornate proprio per raccontare un lato diverso dell’isola. I ragazzi hanno partecipato e, armati dei loro smartphone, sono entrati per alcuni giorni nel ruolo di fotografi.
Ci sono riusciti bene: le immagini che hanno scattato parlano. Dukens, 18 anni, ha ripreso la spiaggia dove tutte le settimane va a fare il bagno. La sabbia è bianca, il mare cristallino e nell’acqua ci sono decine di persone. «È il momento più bello della mia settimana», ha scritto. La foto del diciassettenne Franklin, invece, ha come protagoniste tre colombe. «Ogni giorno aspetto il momento in cui potrò dar loro da mangiare il riso che coltiva la mia famiglia»: ha scritto il ragazzo. Tanti hanno fotografato i propri amici in nome dei pomeriggi passati insieme a giocare o studiare. Tra le immagini ce n’è una in cui si vede un piazzale di asfalto, un edificio e qualche albero. Non si nota niente di particolare. «Ho scelto questa foto – scrive Morose – perché la strada è pulita.È così perché le persone che abitano in quella zona si prendono cura dello spazio».
A volte, poi, la realtà più dura torna a fare capolino. Kensley, 17 anni: «L’immagine che ho scelto è il cortile della mia prima scuola, uno spazio pieno di ricordi.
Ora invece è usato come rifugio delle famiglie che si sono trasferite lì per fuggire alla violenza delle gang». Per Haiti, la speranza è sempre che avvenga il contrario: che i luoghi segnati dalla violenza tornino ad essere villaggi, paesi e città di pace, dove tornare a costruire una casa.
«I ragazzi e le ragazze coinvolti nel progetto – ha spiegato Anna Zamboni di Fondazione Avsi, coinvolta nel coordinamento del progetto – sanno bene quale è la narrazione usuale dell’isola: loro ci vivono dentro, violenza e miseria sono realtà concrete.
Per questo, concentrarsi sulla bellezza che ancora resiste ha suscitato riflessioni importanti. Sono contenti di raccontare un altro pezzo della loro quotidianità».
Chiara Vitali
NP ottobre 2025




