Spazi sicuri

Pubblicato il 13-12-2025

di Pierluigi Conzo

In contesti di estrema povertà, la chiusura delle scuole implica non solo perdere preziosi momenti di formazione in una fase di vita critica per il proprio futuro, ma anche avere tanto tempo libero, che spesso finisce per essere vissuto in luoghi poco sicuri.

Quando nel 2014 l’Ebola colpì la Sierra Leone, le scuole vennero chiuse per oltre un anno. Per milioni di studenti si interruppe bruscamente l’unico spazio di protezione e di crescita. Ma a pagare il prezzo più alto furono le ragazze adolescenti. Senza la “copertura” delle ore scolastiche, molte di loro si trovarono esposte a relazioni precoci e spesso forzate con uomini adulti, con conseguenze drammatiche: un forte aumento delle gravidanze fuori dal matrimonio e, di conseguenza, l’abbandono scolastico.

Un gruppo di economisti ha seguito da vicino questi eventi, valutando l’impatto di un progetto promosso da brac, una grande ong internazionale. Il programma aveva l’obiettivo di creare “spazi sicuri” per ragazze dai 12 ai 18 anni: veri e propri club femminili aperti nel pomeriggio, lontani dallo sguardo (e dal controllo) maschile. Qui le giovani potevano incontrarsi, partecipare a corsi di educazione alla salute, ricevere formazione professionale e, soprattutto, avere un luogo protetto in cui passare il tempo.

I ricercatori hanno raccolto dati in 200 villaggi, metà dei quali esposti a questo programma di club femminili e metà no.
I risultati, pubblicati su una prestigiosa rivista di economia americana, raccontano una storia triste e una felice. Nei villaggi senza spazi sicuri le gravidanze tra adolescenti sono cresciute dal 13% al 21% durante l’epidemia: quasi una ragazza su cinque ha avuto un figlio prima dei 18 anni. Moltissime non sono più tornate a scuola: il tasso di iscrizione è diminuito dal 70% al 58% nel giro di due anni. Per coloro che restavano incinta, la porta della scuola era di fatto chiusa: solo il 3% è riuscito a rientrare tra i banchi.
Nei villaggi dove il progetto è stato portato avanti, invece, la storia è stata diversa. La presenza di uno spazio sicuro ha ridotto le gravidanze fuori dal matrimonio di quasi un quarto e, nelle aree a maggior rischio, ha annullato del tutto l’aumento osservato altrove. Non è difficile immaginare perché: le ragazze che frequentavano i club passavano di fatto più tempo insieme alle coetanee e meno con uomini adulti, eliminando così alla radice molte situazioni di rischio. Di conseguenza, la probabilità di rientrare a scuola dopo la riapertura aumentava sensibilmente, soprattutto nei contesti più fragili.

Secondo gli autori, l’eff etto protettivo derivava soprattutto dalla possibilità di avere a disposizione uno spazio fisico condiviso, più che dai singoli corsi di formazione o dalle attività economiche aggiuntive previste dal progetto. In tempi “normali”, programmi come questo producono benefici grazie al trasferimento di competenze e la creazione di opportunità di lavoro; ma in tempi di crisi, come durante l’Ebola in Sierra Leone, il valore principale sembra essere stato la possibilità, concreta e quotidiana, di avere un luogo sicuro dove crescere lontane dalla violenza.

Oltre al suo rilievo scientifico- accademico, questo studio ha un enorme portata “politica”, in particolare per gli interventi pubblici e privati in tempi di crisi per fasce più a rischio. Le crisi – epidemie, guerre, catastrofi naturali – colpiscono in modo diseguale a diversi livelli. Chi è più vulnerabile, come, in questo caso, le ragazze adolescenti, rischiano di perdere non solo mesi di scuola, ma intere traiettorie di vita, portandosi dietro traumi di cui difficilmente ci si riesce a liberare, quando e se si ha la possibilità di farlo. Una gravidanza precoce, in questi contesti, significa spesso la fine dell’istruzione, matrimoni forzati, dipendenza economica, esclusione, alimentando disparità di genere già fortemente radicate.

Basta poco per invertire la rotta: uno spazio comunitario, una stanza aperta nel villaggio, una rete di sostegno tra pari. Un intervento a basso costo che può spezzare la catena che alimenta la spirale della povertà, difendendo la libertà di scegliere il proprio futuro, di restare a scuola, di investire nelle proprie capacità.
 

Pierluigi Conzo
NP ottobre 2025

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