Sono solo parole?

Pubblicato il 27-02-2026

di Matteo Spicuglia

L’uomo è un essere narrante, in bilico tra il bene e il male…

C’è una frase bellissima di papa Francesco scritta in occasione della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali di qualche anno fa. «L’uomo è un essere narrante, ha bisogno di raccontarsi, di “rivestirsi” di storie per custodire la propria vita. L’uomo è un essere in divenire, che si scopre e si arricchisce nelle trame dei suoi giorni. Ma, fin dagli inizi, il nostro racconto è minacciato: nella storia serpeggia il male».

E il male a volte passa proprio dall’uso delle parole. Perché le parole possono essere pietre, possono dare forma alla vita oppure essere delle scatole vuote che ognuno può riempire a seconda del bisogno del momento.
La nostra civiltà è cresciuta e si è alimentata di parola scritta e orale, oggi paradossalmente indebolita da mille sollecitazioni, che siano immagini, video o notifiche di un social.

Eppure, la parola è tutto ciò che ci resta per entrare in comunicazione con il mondo e con noi stessi. La parola è una necessità: può essere grido, sussurro, a volte anche silenzio. Può esprimere gioia, dolore, tenerezza.
Ma anche l’esatto opposto.
Dobbiamo esserne consapevoli e riscoprire la responsabilità delle nostre parole, cominciando prima di tutto a dire solo ciò in cui crediamo veramente perché il mondo di oggi non ha bisogno di discorsi vacui o di parole doppiate. Serve riallineare cuore, testa e contenuti avendo il coraggio di scardinare l’uso strumentale di quello che diciamo.

Siamo onesti: quanto le nostre parole sono davvero strumenti di dialogo e di incontro? In che misura esprimono il desiderio di vicinanza, la nostra capacità di sentirci realmente sulla stessa barca? Molto spesso le nostre parole sono muri, difesa, l’armamentario che rafforza la nostra tribù, la nostra identità, il nostro senso di appartenenza. Parole che indicano, parole che giudicano, parole che separano. E poco importa se un giudizio può essere anche una condanna a morte.
Tutto sacrificabile sull’altare dei principi, delle convinzioni granitiche, delle verità incontrovertibili, che siano quella di una ideologia politica, di un credo religioso, di una posizione culturale. Dovremmo imparare dai bambini, dalle loro parole cristalline così connesse al cuore e ai desideri.
Capaci di scontro, eppure anche di pace, di ricomposizioni immediate. Se faremo così, anche la vita parlerà. E non saranno solo parole…
 

Matteo Spicuglia
NP dicembre 2026

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