Soltanto la verità - la prima vittima delle guerre, dentro e fuori di noi
Pubblicato il 28-08-2025
Si dice spesso che la prima vittima della guerra sia la verità. È così! Propaganda, narrazioni contrapposte, letture alterate della realtà e dei fatti, tanta malafede e cinismo che non permettono di dare un nome alle cose. Che dire di fronte al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump? Poco dopo l’eccidio di Sumy della Domenica delle Palme, con i morti ucraini ancora caldi sull’asfalto e l’odore dei missili russi nelle narici: «Strage orribile, ma mi dicono sia stato un errore. Il presidente Zelensky e Joe Biden hanno fatto un lavoro orribile nel consentire a questa guerra di iniziare». Nessun riferimento a Putin, alle sue colpe e responsabilità, a quella violazione abnorme del Diritto internazionale che è il vero vulnus di questa storia. Nessuna sfumatura, solo la verità dei fatti piegata e calpestata.
Eppure, c’è di più perché, quando si parla di verità esiste un’altra chiave di lettura. È quella del cuore e della natura umana, che in modo misterioso passa dalle ferite e dal dolore. Succede a tutti quando veniamo traditi, quando rimaniamo delusi dalle persone e dalle situazioni, quando subiamo il male in modo immotivato. È come perdere i propri riferimenti, scoprire una vulnerabilità sconosciuta, percepirsi come rotti, consapevoli di dover andare oltre, senza sentirsi tuttavia in grado di farlo. In una guerra, di fronte al male senza misura, nell’abisso della perdita di una persona cara, nell’umiliazione della legge del più forte, questo stato d’animo è moltiplicato, è un cortocircuito, una bestemmia alla verità – appunto – che ci abita e che ci rende semplicemente umani.
Chi crede nella pace non può prescindere da tutto questo, non può essere così idealista o cinico da sentirsi rassicurato dal pacifismo da salotto. Deve chiedere sì la pace, ma mai disgiunta dalla giustizia, dalla compassione, dalla presa in carico di chi ha sofferto. La verità di fuori e di dentro si ripristina solo così. Beati gli uomini e le donne, credenti e non credenti, le società e le Nazioni, capaci di creare queste opportunità, di fasciare ogni ferita, di ascoltare ogni dolore, di elaborare ogni trauma. Se non faremo questo, forse le armi taceranno, forse le ragioni di un conflitto saranno messe tra parentesi, ma le radici continueranno a marcire, a essere putride, segno di una morte soltanto accantonata.
Fare verità è una strada per nulla facile da percorrere. Perché la verità fa male, ti mette a nudo, ti riporta a ciò da cui si fugge. Tutto vero. Ma non dimentichiamolo: solo la verità rende liberi.
Matteo Spicuglia
NP maggio 2025




