Sobrietà
Pubblicato il 12-06-2026
LA PAROLA FORSE PUÒ APPARIRE POCO GRADITA, non ben interpretata oppure bypassata con nonchalance, ma ha una sua forza, e non da poco. Si tratta della “sobrietà”, che ha poco da spartire con le preoccupazioni dimagranti, per la linea da perseguire. Viceversa è una dimensione importante, essenziale, anche esigente della vita.
Per non perdere la bussola, per non smarrirsi dietro le cose che intasano le giornate. Abbuffarsi senza freni, lasciarsi attirare da ciò che luccica per svariate ragioni, sottostare al fascino di quanto solletica appetiti di vario tenore... sono prassi da non snobbare. Per questioni di giustizia, rispetto appunto alle cose che si buttano o che non aiutano la salute, senza scordare chi non ce la fa per svariati motivi. Insomma balza evidente una questione etica che dovrebbe pesare entro le logiche quotidiane.
SOBRIETÀ POI SI DECLINA CON SOLIDARIETÀ, con condivisione, con il farsi carico, dentro le disuguaglianze dell’ora presente, con troppi che arrancano, non hanno il necessario. Basti pensare ai dati sullo strisciante e progressivo impoverimento di diverse fasce sociali.
Ricordando che non si può stare con le mani in mano, che qualcosa (anche nel piccolo) può cambiare le cose, che i gesti feriali non sono banali o indifferenti. Anzi fanno la differenza, eccome, se presi e vissuti sul serio.
ECCO, LA SOBRIETÀ SOLLECITA A RIPENSARE IL RAPPORTO CON LE COSE, a cominciare dalle superflue. Interrogandosi se si è ancora in grado di gestire i propri intenti, le proprie azioni, le proprie abitudini.
Ma la sobrietà è anche un valore (magari arduo, forse no) che configura il cammino del cristiano, con richiami riproposti in “tempi forti” come la Quaresima che ritma questo mese di marzo, per essere anche agili nel tenere idealmente il passo di Gesù di Nazareth nel suo muoversi tra i bisogni della gente, andando verso la Pasqua.
UNA SCELTA DI LIBERTÀ CHE “LIBERA” DAL SUPERFLUO per dare valore all'essenziale e all'altro. È uno stile di vita che si riflette nella preghiera e nel linguaggio, privo di orpelli, centrato sulla tenerezza, la prossimità ai poveri e la speranza concreta: così la pensava don Tonino Bello , vescovo di Molfetta, figura di grande caratura evangelica, indicando un’attitudine esistenziale in cui compiere gesti che cambiano la vita e qualche segmento della storia.
In cui possiamo lasciare il segno... in positivo, al di là delle cose.
Corrado Avagnina
NP marzo 2026




