Senza limiti

Pubblicato il 08-05-2026

di Edoardo Greppi

La legge del più forte sostenuta dall’interventismo trumpiano è una minaccia letale alla diplomazia e al multilateralismo.

«NICOLAS MADURO È UN DITTATORE CHE HA SOFFOCATO IL SUO PAESE PER TREDICI ANNI, servendosi dell’esercito e di una propaganda orwelliana. Distruggendo economia e diritti. Terrorizzando gli oppositori, sfruttando il narcotraffico, tollerando e alimentando la corruzione, sbriciolando il prodotto interno lordo, manipolando le elezioni, schiacciando le minoranze, spingendo alla fuga otto dei suoi trenta milioni di connazionali. Un uomo pericoloso, instabile, rozzo, avido, incapace di gestire i favolosi giacimenti di petrolio (il 18% delle riserve mondiali), in una nazione ricca di oro, coltan e terre rare, eppure ridotta alla fame. Difficile piangere per il suo arresto e per quello della moglie. Stabilito questo, che diritto ha il presidente degli Stati Uniti di dargli la caccia fino in camera da letto, di esfiltrarlo a New York, di determinare il cambio di regime e di assumere, di fatto, il controllo di Caracas?». Così il 4 gennaio scorso ha scritto nel suo editoriale il direttore de La Stampa Andrea Malaguti. La cattura e l’estromissione dal potere di uno Stato sovrano di uno squallido figuro da parte di un altro Stato è accettabile? Qui risiede l’interrogativo fondamentale, che a molti ha fatto rispondere sì, perché il fine giustificherebbe i mezzi.

IN QUESTE PAGINE SIAMO CHIAMATI PERÒ A RIFLETTERE SU “LE RAGIONI DEL DIRITTO”, anche quando queste sono scomode e provocatorie rispetto a ragioni e ragionamenti che porterebbero altrove. Come deve essere dunque valutata l’azione militare decisa dal bullo della Casa Bianca Donald J. Trump? A me pare che prima limpida risposta l’abbiano data il 5 gennaio gli studiosi di diritto internazionale degli Stati Uniti, con poche e incisive righe dell’American Society of International Law: «Negli ultimi giorni, l’Amministrazione Trump ha ancora una volta dimostrato di non tener conto del diritto internazionale, violando il divieto dell’uso della forza stabilito dalla Carta dell’onu con l’attacco al Venezuela e il rapimento di Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores. […] Nicolas Maduro ha illegalmente rivendicato il potere dopo avere perso le recenti elezioni nel suo Paese. Ha imposto una brutalità e sofferenza indicibile al popolo venezuelano. Ma questo non giustifica le azioni illegali dell’Amministrazione Trump».

ANCHE LA SOCIETÀ ITALIANA DI DIRITTO INTERNAZIONALE E DI DIRITTO DELL’UNIONE EUROPEA (sidi) ha preso posizione: «Il Consiglio Direttivo della sidi esprime la più ferma condanna delle azioni compiute dagli Stati Uniti d’America in Venezuela nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2026, in evidente violazione dei principi che vietano l’uso della forza nelle relazioni internazionali e l’ingerenza negli affari interni di altri Stati, nonché di altri principi internazionali. Si tratta dell’ennesima “manifestazione di una politica di forza” che, insieme ad altri recenti fatti (già oggetto di interventi da parte della Società), contribuisce in modo allarmante all’involuzione del diritto internazionale, attaccandone frontalmente principi e valori fondamentali».

ANCORA UNA VOLTA IL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI HA AGITO AL DI FUORI DELLA LEGALITÀ INTERNAZIONALE. Da molte parti si levano, in queste settimane, voci di condanna, che esprimono preoccupazione per il moltiplicarsi di azioni che costituiscono attacchi all’ordine internazionale. Dopo l’attacco militare a Caracas, il presidente americano ha minacciato la Danimarca, dichiarando l’intenzione di “prendere” la Groenlandia, territorio autonomo nella sfera di sovranità del regno di Danimarca, anche con la forza. Saremmo, dunque, di nuovo di fronte a un’azione ostile nei confronti di uno Stato sovrano. A complicare le cose, poi, vi è la circostanza che la Danimarca è uno Stato membro della nato e dell’Unione europea. Questa appartenenza darebbe luogo a reazioni degli altri Stati membri dello Stato aggredito, secondo le previsioni del trattato dell’alleanza atlantica e del trattato sull’Unione europea.

INSOMMA, DALLA CASA BIANCA SI SVILUPPA UNA CONTINUA POLITICA DI “FUOCO ALLE POLVERI”, che minaccia la pace e la sicurezza internazionale. Ormai siamo alla follia, che quotidianamente si sprigiona dalla Casa Bianca, un tempo solido punto di riferimento di valori come democrazia e rule of law per il mondo libero. Un capo di Stato arrogante, immorale e volgare urla prepotentemente al mondo gli elementi portanti della sua concezione del potere. In un’intervista del 7 gennaio troviamo i passaggi più significativi.

ALLA DOMANDA «VEDE DEI CONTROLLI (CHECKS) SUL SUO POTERE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, c’è qualcosa che la possa fermare?», il bullo risponde con sicurezza, dalla storica scrivania dello Studio Ovale: «C’è una sola cosa, la mia moralità, la mia mente. È la sola cosa che mi può fermare». E alla successiva domanda «Non il diritto internazionale?» segue la risposta franca «Io non ho bisogno del diritto internazionale».

ECCO, DUNQUE, LA PROCLAMAZIONE DELLA LEGGE DEL PIÙ FORTE, il plateale rifiuto del multilateralismo. A queste manifestazioni di «narcisismo megalomane» (Gustavo Zagrebelsky) occorre rispondere con le parole di Leone XIV al corpo diplomatico: «Nel nostro tempo, preoccupa in modo particolare, sul piano internazionale, la debolezza del multilateralismo. A una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso di tutti, si va sostituendo una diplomazia della forza, dei singoli o di gruppi di alleati. La guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando. È stato infranto il principio, stabilito dopo la Seconda guerra mondiale, che proibiva ai Paesi di usare la forza per violare i confini altrui. […] Ciò compromette gravemente lo stato di diritto, che è alla base di ogni pacifica convivenza civile».
 

Edoardo Greppi
NP febbraio 2026

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