Sentirsi bella
Pubblicato il 25-11-2025
La chiamerò principessa. Lo è per il suo portamento, i suoi capelli lisci e lunghi, il suo sorriso luminoso, i suoi occhi verdi, ma principalmente per il suo coraggio. È stata mia sorella che me l’ha fatta conoscere quando, dopo aver subito due operazioni che le hanno segnato l’anima oltre alla pancia, rifiutava di sottoporsi alla chemioterapia preventiva, indispensabile per scongiurare il ritorno di un male che aveva macchiato il sorriso dei suoi ventisette anni.
Mia sorella è stata magica, come la protagonista della canzone di Jovanotti quando ha lanciato in aria il mondo e lo ha ripreso al volo e, con il sentimento ancora vivo di chi ha condiviso sulla sua pelle quella stessa sofferenza, ha portato Principessa a scegliere la cosa giusta, anche se più faticosa, ovvero iniziare le terapie. Poi mi ha chiamato, cercando una spalla che l’accompagnasse in qualcosa di più delicato da affrontare, cercando di donare a Principessa anche solo un po’ di serenità. Il suo percorso comunque sarebbe risultato complesso, fatto di giornate in ospedale o effetti collaterali non troppo piacevoli, che avrebbero costretto Principessa anche a raccogliere le sue lunghe ciocche brune dal pavimento del bagno.
Così, ho contattato un amico che sapevo avrebbe potuto alleviare almeno la sofferenza della perdita dei capelli. È evidente che durante una malattia la preoccupazione per la propria estetica dovrebbe non importare ma non è così. Una persona che guardandosi allo specchio si piace, è più positiva, anche nella malattia. Per una ragazza giovane vedersi calva può diventare inaccettabile e anche motivo di rifiuto di una terapia. E sicuramente per Principessa era così. Ecco perché le abbiamo proposto di “sostituire”, anche solo momentaneamente, i suoi meravigliosi capelli con una patch cutanea identica a loro. Attenzione non parlo di una parrucca o di una protesi, ma di qualcosa di talmente reale che nessuno è in grado di riconoscere come posticcio. E che, secondo noi, per il benessere psicologico che ne deriva, dovrebbe far parte dei servizi gratuiti offerti dal Servizio Sanitario Nazionale per tutti i malati di tumore. Ma purtroppo siamo ancora lontani dal solo considerarlo.
Inizialmente Principessa non si è fidata, forse per la paura di sentirsi ridicola: «E se qualcuno lo scopre? E se si stacca? Non è possibile che non si veda che è finta!» Poi, dopo averle spiegato che non solo la patch era fatta di capelli veri, che non si sarebbe mai staccata, anzi, se fosse stata tirata la sensazione sulla pelle sarebbe stata identica a quella di capelli veri, che sotto la doccia la cute avrebbe percepito l’acqua e che eravamo più che certi che nessuno se ne sarebbe mai accorto, finalmente ha deciso di accettare la nostra idea.
L’appuntamento nel centro era alle 18.00 e nel viaggio abbiamo riso molto, perché l’allegria dovrebbe far parte della Costituzione. Ci siamo fatti anche una promessa, ovvero che solo noi tre avremmo saputo la verità, oltre a sua madre naturalmente. Siamo usciti alle 23.00, dopo aver scherzato, fatto fotografie e tagli corti di prova, necessari per quando al termine delle terapie i suoi capelli sarebbero ricresciuti naturalmente. Sì perché sotto la patch i capelli ricrescono comunque.
Nessuno ha scoperto il trucco, anzi le hanno fatto i complimenti per il nuovo meraviglioso taglio che aveva deciso di fare. È facile comprendere l’importanza psicologica che un trattamento così può avere in un malato oncologico, come lo è stato per Principessa. Da quel momento la chemioterapia non avrebbe più fatto cadere i suoi capelli a ciocche, e lei non si sarebbe più dovuta vedere come una malata anche solo nello specchio. Da donna avrebbe mantenuto la sua femminilità e non avrebbe più rischiato di sentire addosso gli occhi di chi, anche involontariamente, l’avrebbe compatita. La malattia ci costringe ad avere coraggio, ma è evidente che in casi come questi lo si può alimentare, e Principessa ne è la prova. Mentre sto scrivendo questo articolo, lei è in ospedale, per l’inizio della terapia. Pochi minuta fa mi ha inviato una fotografia in cui è ritratta in pigiama e con la flebo attaccata al braccio. Il suo volto, però, è molto sorridente ed è incorniciato da due splendide trecce di capelli.
Max Laudadio
NP agosto/settembre 2025




