Sempre più giovani
Pubblicato il 14-05-2026
La Turchia sta registrando un preoccupante incremento della criminalità minorile. L’attenzione pubblica si è riaccesa in questi giorni in seguito alla condanna a 24 anni di reclusione per due minorenni, accusati dell’omicidio del quattordicenne italo-turco Mattia Ahmet Minguzzi, avvenuto un anno fa nel quartiere di Kadıköy, a Istanbul. Figlio dello chef italiano Andrea Minguzzi, il ragazzo fu aggredito mortalmente, per futili motivi, da due quasi coetanei e morì dopo circa due settimane di agonia in ospedale, per le ferite procurate da un pugnale. La sentenza, che applica la pena massima nonostante le attenuanti previste per l’età (art. 31 del codice penale), riflette un crescente allarme sociale. Lo stesso presidente Erdoğan ha sollecitato misure urgenti, che vadano in una duplice direzione: da un lato, un inasprimento delle pene per i reati commessi da minorenni, con una revisione delle norme per evitare lo sfruttamento dei minori da parte della criminalità organizzata; dall’altro, interventi di prevenzione e riabilitazione, inclusi programmi di supporto alle famiglie, nella consapevolezza del legame tra disagio sociale e violenza giovanile.
I dati confermano la portata del fenomeno: nel 2024 i minori indagati per reati sono aumentati del 13%, raggiungendo le 202.785 unità (dati dell’Istituto turco di statistica TurkStat), un sensibile aumento rispetto ai 178.834 casi registrati nel 2023. Le infrazioni più diffuse sono aggressioni (40,4%), furti (16,6%), reati legati alla droga (8,2%), minacce (4,6%) e atti contro la pubblica sicurezza (4,2%). La stragrande maggioranza dei sospettati è di sesso maschile (166.175) e appartiene alla fascia 15-17 anni (quasi il 70% del totale). Parallelamente, è importante sottolinearlo, sono 279.620 i minori registrati come vittime di violenza.
Analisti e reportage – come quelli dell’Associated Press e della bbc – attribuiscono questo quadro a molteplici fattori strutturali: povertà diffusa (quasi un bambino su tre vive in condizioni di indigenza), inflazione galoppante (intorno al 47%), abbandono scolastico precoce, migrazioni interne e carenza cronica di servizi di protezione dell’infanzia. Nei quartieri informali, spesso abitati da famiglie a basso reddito, i minori sono esposti a violenza domestica, negligenza e limitato accesso all’istruzione. Anche il sistema giudiziario mostra forti criticità: prevale un approccio punitivo-detentivo (4.582 minori sono rinchiusi in centri di rieducazione, secondo i dati stessi del Ministero della Giustizia, mentre il numero di giovani in libertà vigilata è di 9.763), mentre scarseggiano programmi di recupero e alternative al carcere per i primi reati. Di conseguenza, molti ragazzi attraversano il circuito penale senza reali prospettive di reinserimento. Nel vuoto istituzionale, le organizzazioni criminali agiscono con tempestività, reclutando minori svantaggiati con promesse di denaro, protezione e senso di appartenenza. Nell’ambito delle indagini sulla rete criminale di Istanbul chiamata “Casperlar” (fantasmi), decine di minori sono stati incriminati. La procura di Bakırköy, quartiere assai centrale nella parte europea della metropoli, ha citato nelle ultime settimane 68 «bambini spinti verso la delinquenza» e accusati di appartenenza a un’organizzazione criminale armata, tentato omicidio e rapine violente. Il fascicolo è ancora in fase di esame. Hatice Kaynak, avvocata specializzata nei diritti dell’infanzia, insiste sull’importanza di un intervento precoce: «Un’azione tempestiva al primo reato può prevenire la recidiva, ma interveniamo troppo tardi». Ma le autorità tendono, in genere, a sminuire le cause sociali del fenomeno e la realtà continua a presentare un conto drammatico, che chiama in causa non solo la giustizia, ma l’intera capacità del Paese di prendersi cura delle sue giovani generazioni, oltre che a dare loro un futuro!
Claudio Monge
NP febbraio 2026




