Sei giorni a pane e acqua
Pubblicato il 01-03-2025

All’Arsenale della Pace dal 20 al 26 ottobre 1986 il Sermig vive una settimana speciale, la “settimana del digiuno”. Lo spunto è l’incontro del 27 ad Assisi dove papa Giovanni Paolo II si recherà a pregare per la pace assieme ai rappresentanti di tutte le religioni del mondo. Una settimana a pane e acqua per provare sulla nostra pelle cosa significa mancanza di cibo, per essere più liberi di ascoltare e dialogare con tutti, credenti e non, per capire meglio il valore della pace…
Abbiamo invitato personalità del mondo politico, culturale, religioso appartenenti a ogni orientamento, a venire a darci “lezioni di pace” e a digiunare con noi. Tra gli ospiti Benigno Zaccagnini, Alessandro Natta, il premio Nobel per la Pace Adolfo Pérez de Esquivel, il sindaco di Betlemme e tanti altri.
Chi con noi ha vissuto intensamente questa settimana ha potuto cogliere il significato profondo dell’essere insieme a riflettere sul significato della presenza della pace nella propria realtà personale. Tutti insieme, dopo la “lezione di pace” e il dibattito che ne è seguito, ci si ritrova nel salone predisposto a “sala da pranzo”. Mentre viene distribuito il pane, ognuno si presenta e saluta, se vuole aggiunge una riflessione o una preghiera.
È un pane speciale che si incarna in una situazione speciale, perché donato dai carcerati.
Undici di loro sono in permesso speciale per partecipare a una serata: «Non neghiamo la nostra emozione nel partecipare a questo avvenimento, anche perché, seppur solo in undici, sulle nostre spalle grava il dovere e la responsabilità di rappresentare tutti i nostri compagni che, anche se carcerati, sono pur sempre uomini».
Condividendolo, non c'è più possibilità di fuga nel mondo dell'astrattezza. Concreto è anche il sacchetto della “restituzione” che passa di mano in mano richiamando le necessità dei poveri. Abbiamo scoperto in quei pochi giorni – ma tanti per la nostra fame! – il valore dell'essenzialità, l'importanza di rispondere con la calma e l'amore attivi alla rabbia che istintivamente nasce di fronte alle profonde ingiustizie, come quelle gravissime denunciate da dom Marcello Carvalheira, vescovo di Guarabira nel Nord Est brasiliano, o da Benny Nato, rappresentante del Partito del Congresso sudafricano che lotta contro l'Apartheid…
Abbiamo ascoltato con emozione le parole sagge di Zaccagnini: «È una cosa molto bella che ciò che era un arsenale di guerra sia diventato un asilo della pace, e direi anche una scuola di pace. Dico questo non perché le armi siano la causa prima della guerra, non sono solo le armi a uccidere la pace; in fondo, il primo omicidio probabilmente è stato commesso con la clava, o con un bastone... Perché le armi non sparano da sole, sono solo uno strumento.
È dal cuore dell'uomo che nasce la guerra ed è nel cuore dell'uomo che si semina la pace».
Abbiamo sentito la necessità del confronto, del dialogo con chi la pensa in modo differente; la serenità che proviene dall'aver toccato con mano che la dinamica della pace sta nell'essere un pezzo di pane che tutti possono mangiare. La fame, dicevamo? Sì, è stata un po’ dura, ma non esageriamo: noi abbiamo potuto scegliere di accontentarci con qualche pezzo di pane e, concessione finale, di mela, ma molta, troppa gente, nel mondo non può scegliere: il digiuno di cibo, di libertà, di giustizia, di pensiero, è imposto e basta. E non per una sola settimana. Nessuno si è sentito un eroe. Nessuno si è sentito una nullità. Tutti si sono sentiti un po‘ più se stessi, più incarnati nella realtà, con il desiderio di diventare uomini pacificati e pacificatori. Protagonisti di una pace da nutrire e far crescere.
Nella foto: Torino, ottobre 1986, da sinistra il sindaco di Boves Piergiorgio Peano, Benigno Zaccagnini, Ernesto Olivero e Guido Bodrato
A cura della Redazione
NP dicembre 2024




