Scienziato e santo
Pubblicato il 23-05-2026
Può uno scienziato diventare santo? Meglio: può credere in Dio? O non, piuttosto, contentarsi di ciò che può scientificamente dimostrare nei suoi laboratori? Uno ci ha provato, a credere e a santificarsi. E oggi la Chiesa lo chiama venerabile, sulla via della beatificazione.
Si chiama Enrico Medi, nato nel 1911 a Porto Recanati, laureato in fisica pura con Enrico Fermi. Sposa Enrica Zanini e ha sei figlie. La fede lo evoca all’impegno politico: eletto per la Democrazia Cristiana all’Assemblea Costituente e poi deputato dal 1948 al 1953, quando decide di lasciare la politica per la scienza, che divulga pure in tivù. Nel 1958 viene nominato Vice Presidente dell’euratom, l’agenzia atomica europea, dalla quale si dimette nel 1965, per gravi motivi di coscienza. Paolo VI lo vuole nella Consulta per i Laici. Sarà ancora consigliere comunale di Roma e deputato. Nel 1969 commenta in televisione lo sbarco americano sulla luna. Muore a Roma il 26 maggio 1974. Una vita tra scienza e fede. Sosterrà Giovanni Paolo II nella Fides et ratio che esse sono «come due ali con le quali lo spirito umano si innalza verso la contemplazione della verità».
La pensa così Enrico Medi: «Quando mi si domanda: ma c’è contrasto tra scienza e fede? Signore mio! È come se uno mi domandasse: c’è contrasto fra la testa e i piedi? Che vuol dire? I piedi camminano, la testa li guida nelle strade che devono percorrere; i piedi sorreggono la testa e la testa guida nella luce il cammino tentennante dell’uomo. Noi credenti abbiamo gravi responsabilità. Forse non abbiamo la carità che ci voleva, non abbiamo quel senso di verità nel parlare con gli altri. È vero, nella Chiesa sono cambiate delle cose ed è lo Spirito Santo che le ha cambiate e ogni momento in cui si cambia si ha un po’ di agitazione, di animo turbato. L’educazione che abbiamo ricevuto ci aveva formati forse con troppa sicurezza nella nostra fede. Ci riconoscevamo come un po’ perfetti, come buoni, c’era qualche cosa che sapeva del fariseo che sale al tempio e che ci faceva dire dal fondo: quelli sono protestanti, sono peccatori, quelli sono comunisti, quelli, quelli, quelli… Non lo dicevamo espressamente ma in fondo c’era questa sicurezza». Tocca ai cristiani, dunque, mostrare al mondo che scienza e fede, ragione e fede camminano insieme. Enrico Medi ne è la prova evidente. E non la sola, certamente. Senza nemmeno essere santi.
Renzo Agasso
NP febbraio 2026




