Schiavit-ia
Pubblicato il 03-09-2025
Sono oltre centomila giovani adulti. Vengono da famiglie povere, soprattutto latinoamericani, cinesi, africani, indiani e bengalesi. Come tutti i millennials, a casa loro sanno smanettare bene con i loro telefoni cinesi, comprati usati a 50 dollari, in comproprietà con 4 o 5 amici. Sono arrivati nei territori di confine più isolati del Triangolo d’Oro, tra Myanmar, Laos, Thailandia, Cina, attratti da offerte online di lavoro come assistenti informatici con buoni stipendi, con vitto e alloggio pagato. Scoprono di essere agenti umani delle gang di truffatori online solo dopo essere stati internati nei luoghi di lavoro, dove devono rubare denaro a persone lontane, via telefono o computer, lavorando 16 ore al giorno senza essere pagati. Possono scappare se pagano riscatti alti e dopo aver convinto un altro malcapitato a sostituirli.
L’intelligenza artificiale (IA) – sarebbe meglio chiamarla “illegalità artificiale” – governa le frodi telematiche creando degli avatar falsi, storie credibili di guadagni facili, investimenti con interessi altissimi nella vita reale di diversi Paesi. Le vittime vengono derubate impunemente, attraverso casinò online, carte di credito o estorsioni da usurai o chat fraudolente di soccorso, oppure sentimentali. È un fenomeno su scala senza precedenti, appena le autorità intervengono in un covo rispunta subito una città fantasma vicina. Banche criminali legate al narcotraffico di anfetamine e ai signori della guerra sono collegate, proteggono o tollerano i guadagni facili, visti come una salvezza per i loro territori impoveriti dalla guerra civile e adesso anche dalle conseguenze del terremoto in Myanmar del 28 marzo scorso.
Il giro d’affari è stimato in miliardi di dollari e continua a crescere. Le triadi cinesi e la yakuza giapponese sguazzano felici nelle nuove frodi, in un mercato immenso e senza merci vere, che via internet raggiunge il mondo intero, senza dover produrre o commerciare droghe illecite o merci contraffatte. I profitti illegali scompaiono subito nel cyberspazio, senza bisogno di riciclaggio perché non sono prodotti in banconote, come succede invece con le droghe, la contraffazione e la prostituzione. Ogni tanto le autorità liberano qualche migliaio di schiavi e pubblicizzano l’evento come fosse una prova dell’efficienza delle misure di repressione. In realtà stanno cercando di svuotare il mare con un cucchiaino.
Un giovane ucraino appena liberato commenta così: «Sono scappato dalla guerra e dalla morte a casa mia e sono finito a fare il pilota di una macchina da guerra virtuale immensa che fa vittime ovunque nel mondo, senza sparare un colpo. Tutte le storie che distribuiamo sono sceneggiate perfette per truffe e sfruttano la tecnologia deepfake sempre più realistica per creare personaggi, fingersi amici, parenti, interessi amorosi, mascherando la propria identità, voce e genere. Tutto perfettamente finto e senza colpevoli. Solo le vittime e i soldi che saccheggiamo sono veri e sono tanti».
NP Maggio 2025
Sandro Calvani




