Scelte di pace

Pubblicato il 14-04-2026

di redazione Nuovo Progetto

Se ciascuno di noi decide di mettere il suo poco a disposizione degli altri può fare la differenza e comincia a trasformare la realtà

«Proprio nei momenti più difficili, chi crede in una profezia deve sentire la responsabilità di proclamarla con ancora più passione», spiega Rosanna, presentando il documento sulla pace frutto della riflessione del Sermig. «La pace è un fatto concreto, è una scelta di vita che parte da ognuno di noi, è l’impegno radicale a lottare contro ogni ingiustizia. Significa comprendere che il bene che posso fare io non lo può fare nessun altro: è la mia responsabilità, da vivere prima di tutto nella quotidianità, dal momento che possiamo essere pacificatori solo se siamo interiormente pacificati e disarmati».

Osare la pace è stato il tema principale della serata di riflessione e impegno che la Fraternità della Speranza del Sermig ha organizzato all'Arsenale della Pace di Torino la sera dell’ultimo dell’anno.
Un appuntamento tradizionale, quello del "Cenone del digiuno", cui hanno partecipato centinaia di giovani e adulti da tutta Italia: un'occasione per allargare il cuore e ricordare tutte le situazioni di guerra e di povertà nel mondo.
Quest'anno il ricavato (pari all'equivalente di un cenone) sarà destinato al Patriarcato Latino di Gerusalemme, per i suoi progetti a Gaza e nel Medio Oriente, e alla diocesi di Bentiu, in Sud Sudan, per sostenere i progetti di sviluppo promossi dal vescovo Christian Carlassare.
Il valore decisivo delle scelte personali per costruire la pace e andare oltre l'indifferenza e i pregiudizi ha guidato le testimonianze di chi ha scelto il servizio verso gli altri come via per la fraternità. La marcia della pace verso il Duomo di Torino, con la Messa celebrata dal cardinal Repole, ha chiuso la serata.


VERSO UNA PACE DI SARMATA E DISARMANTE
Dal messaggio di Leone XIV per la Giornata Mondiale della Pace, 1 gennaio 2026

«LA PACE SIA CON TE!». Questo antichissimo saluto, ancora oggi quotidiano in molte culture, la sera di Pasqua si è riempito di nuovo vigore sulle labbra di Gesù risorto. «Pace a voi» (Gv 20,19.21) è la sua Parola che non soltanto augura, ma realizza un definitivo cambiamento in chi la accoglie e così in tutta la realtà.
[...] Cristo, nostra pace: la sua presenza, il suo dono, la sua vittoria riverberano nella perseveranza di molti testimoni, per mezzo dei quali l’opera di Dio continua nel mondo, diventando persino più percepibile e luminosa nell’oscurità dei tempi.
Il contrasto fra tenebre e luce, infatti, non è soltanto un’immagine biblica per descrivere il travaglio da cui sta nascendo un mondo nuovo: è un’esperienza che ci attraversa e ci sconvolge in rapporto alle prove che incontriamo, nelle circostanze storiche in cui ci troviamo a vivere.
Ebbene, vedere la luce e credere in essa è necessario per non sprofondare nel buio.
Prima di essere una meta, la pace è una presenza e un cammino. Seppure contrastata sia dentro sia fuori di noi, come una piccola fiamma minacciata dalla tempesta, custodiamola senza dimenticare i nomi e le storie di chi ce l’ha testimoniata. È un principio che guida e determina le nostre scelte. Anche nei luoghi in cui rimangono soltanto macerie e dove la disperazione sembra inevitabile, proprio oggi troviamo chi non ha dimenticato la pace.
La pace esiste, vuole abitarci, ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince. La pace ha il respiro dell’eterno: mentre al male si grida «basta», alla pace si sussurra «per sempre». In questo orizzonte ci ha introdotti il Risorto. In questo presentimento vivono le operatrici e gli operatori di pace che, nel dramma di quella che papa Francesco ha definito «Terza guerra mondiale a pezzi», ancora resistono alla contaminazione delle tenebre, come sentinelle nella notte.
 

A cura della redazione
Focus
NP gennaio 2026

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