Scegliere il bene

Pubblicato il 16-04-2026

di Renzo Agasso

«Oggi vorrei ricordare un nome: quello di Alberto Marvelli, giovane italiano vissuto nella prima metà del secolo scorso. Educato in famiglia secondo il Vangelo, formatosi nell’Azione Cattolica, si laurea in ingegneria e si affaccia alla vita sociale al tempo della Seconda guerra mondiale, che lui condanna fermamente. A Rimini e dintorni si impegna con tutte le forze a soccorrere i feriti, i malati, gli sfollati. Tanti lo ammirano per questa sua dedizione disinteressata e, dopo la guerra, viene eletto assessore e incaricato della commissione per gli alloggi e per la ricostruzione. Così entra nella vita politica attiva, ma proprio mentre si reca in bicicletta a un comizio viene investito da un camion militare. Aveva 28 anni. Alberto ci mostra che sperare è partecipare, che servire il Regno di Dio dà gioia anche in mezzo a grandi rischi. Il mondo diventa migliore, se noi perdiamo un po’ di sicurezza e di tranquillità per scegliere il bene. Questo è partecipare». Così Leone XIV all’udienza giubilare di sabato 6 dicembre 2025, sul tema Sperare è partecipare. Il Papa indica come incarnare il titolo del Giubileo Pellegrini di speranza.

Ma chi è Alberto Marvelli? Oltre al ritratto sommario di papa Leone, sappiamo che è nato il 21 marzo 1918 a Ferrara, morendo in un tragico incidente stradale a Rimini il 5 ottobre 1946. Una brevissima vita, consumata in una fede profonda e concreta, umile e semplice, mai ostentata.

Preghiera e azione, la sintesi cristiana. Parrocchia, Azione Cattolica, laureati cattolici, municipalità: Alberto Marvelli percorre tutte le tappe di un giovane credente. Fino all’impegno politico nella Democrazia Cristiana, su invito di Benigno Zaccagnini. Al funerale c’è tutta Rimini. Quanto bene avrebbe fatto quel giovane, vivendo più a lungo?

C’è un’altra folla immensa di trecentomila persone il 5 settembre 2004 a Loreto, quando Giovanni Paolo II proclama Alberto Marvelli beato, definendolo «giovane forte e libero, generoso figlio della Chiesa di Rimini e dell’Azione Cattolica», che «ha concepito tutta la sua breve vita come un dono d’amore a Gesù per il bene dei fratelli», mostrando come, «nel mutare dei tempi e delle situazioni, i laici cristiani sappiano dedicarsi senza riserve alla costruzione del Regno di Dio nella famiglia, nel lavoro, nella cultura, nella politica, portando il Vangelo nel cuore della società». Sperare è partecipare. Partecipare è sperare.

Renzo Agasso
NP gennaio 2026

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