Sangue, oro e terre rare

Pubblicato il 18-06-2025

di Paolo Lambruschi

Ci sono in questo momento due grandi crisi umanitarie dimenticate in Africa. Sono il conflitto nella Repubblica Democratica del Congo e la guerra civile in Sudan. Dopo l'elezione di Donald Trump, la Casa Bianca ha deciso che le risorse minerarie, soprattutto quelle terre rare così preziose per tutta l'industria elettronica, non devono più andare solo ai cinesi.

In Africa il più grosso produttore di terre rare è il Congo, definito uno scandalo geologico per la sua ricchezza, ma sul quale pesa la maledizione delle risorse, secondo la quale quando un Paese è molto ricco di minerali e di risorse verrà depredato e la sua popolazione impoverita. Da tempo i preziosi minerali della parte orientale del Congo sono contesi da milizie governative e i ribelli di M23 formati ufficialmente contro il governo nazionale corrotto, ma in realtà sostenuti dal vicino Ruanda che vuole prendersi le terre rare per contrabbandarle. Le M23 sono andate all'attacco a gennaio e hanno conquistato diverse città della parte orientale del Congo confinanti con il Ruanda, la zona più ricca di miniere.
Il Ruanda è sostenuto dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna che ci voleva deportare gli immigrati e i richiedenti asilo.

Questa crisi ha finora causato grandi sofferenze, almeno un milione di nuovi sfollati in un Paese praticamente in guerra civile dall'indipendenza negli anni Sessanta e che ha al suo interno diversi milioni di profughi sfollati e di campi. Si teme che alla fine si voglia andare a una spartizione con la parte orientale che passerebbe sotto il controllo ruandese, la parte occidentale che resterebbe autonoma e infine la secessione della regione del Katanga, ricchissima a sua volta di minerali come l'uranio.

L'altra crisi è quella del Sudan scoppiata quasi due anni fa tra l'esercito e le forze paramilitari della rsf, le forze di supporto rapido, che già vent'anni fa nel Darfur, regione occidentale del Sudan, avevano messo in atto un genocidio.

Le rsf sono milizie arabofone africane sostenute dagli Emirati Arabi Uniti perché nella parte occidentale del Darfur è stato scoperto l'oro, un altro dei minerali preziosi che trainano l'economia, sia perché è un bene rifugio, sia per la richiesta che viene fatta dall'industria elettronica, sia per la domanda della gioielleria. Gli Emirati Arabi sono i principali destinatari dell'oro africano soprattutto quello estratto dalle miniere illegali, che si stima sia la metà del totale del continente. Per averlo armano i mercenari che vengono a combattere in Sudan dal vicino Chad, dal Camerun, dalla Libia e anche dalla Repubblica Centroafricana per cacciare le persone di origine nilo-sahariane. Ultimo e non secondario particolare, l'oro del Darfur è estratto insieme ai mercenari russi della Wagner Corporation che ne portano una parte in Russia.

Ci sono stati 14 milioni di sfollati in tutto il Sudan durante questi due anni di guerra civile, tre milioni dei quali sono andati all'estero e vivono in campi profughi, come ad esempio in Chad, in Sud Sudan, in Etiopia, in Egitto, tutti Stati poveri che hanno comunque tenuto aperti i confini. Ora la situazione nei campi sta rapidamente peggiorando.

I tagli voluti da Donald Trump con il congelamento ai fondi di usaid, che costituivano un quarto circa degli aiuti umanitari internazionali, stanno letteralmente affamando le persone che vivono nei campi profughi. Si tratta di vedove, orfani, anziani, ammalati che fuggono dalla guerra, dalle violenze, dagli stupri etnici e sopravvivono solo con gli aiuti dell'Onu. La decisione di fermare per 90 giorni questi aiuti rischia di mettere in ginocchio milioni di persone che stanno già soffrendo per crisi alimentate da potenze straniere predatorie.


Paolo Lambruschi
NP marzo 2025

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