Robot Transformer
Pubblicato il 21-11-2025
Si chiama Surgical Robot Transformer – Hierarcy (srt-h) e non è uno dei transformer protagonisti della serie statunitense di fantascienza, ma è qualcosa di molto reale.
Un gruppo di ricerca della John Hopkins University, in Baltimora (usa) ha portato a termine la realizzazione di un robot in grado di eseguire un intervento chirurgico in piena autonomia, ricevendo solo comandi vocali da un chirurgo che può regolare le sue azioni in tempo reale. Non è un semplice braccio meccanico, ma è una macchina che impara, comprende, agisce.
Pochi anni fa lo stesso team aveva messo a punto un robot che aveva eseguito un intervento laparoscopico su un maiale. In quella prima fase il robot operava in un ambiente altamente controllato e seguiva un piano chirurgico rigido e predeterminato. Uno dei responsabili della ricerca ha descritto così la grande evoluzione avvenuta rispetto al precedente sistema: «Nel sistema precedente era come insegnare a un robot a guidare lungo un percorso accuratamente tracciato, invece, per il nuovo sistema è stato come insegnare a un robot a percorrere qualsiasi strada, in qualsiasi condizione, rispondendo in modo intelligente a qualsiasi cosa incontri».
Grazie all’apprendimento automatico caratteristico dell’Intelligenze Artificiali, questo robot chirurgico è interattivo, quindi in grado di rispondere a comandi vocali e correzioni, imparando a sua volta.
Come è stata testata la sua abilità? Al robot sono state fatte eseguire operazioni di rimozione di cistifellea da carcasse di modelli animali, una procedura decisamente complessa che si può sintetizzare in almeno 17 compiti della durata di alcuni minuti. A questo si aggiunge la capacità che ha avuto il robot di adattarsi alle caratteristiche anatomiche in tempo reale, prendendo decisioni e correggendo eventuali errori: srt-h è stato in grado di riconoscere l’unicità del “paziente”, reagire a stimoli imprevisti, ascoltare le indicazioni di un chirurgo e regolarsi in tempo reale, rielaborare eventuali cambiamenti dell’ambiente in cui opera e riprendere quindi il lavoro da dove lo aveva lasciato.
Questo progresso porta l’evoluzione dai robot in grado di eseguire specifici compiti chirurgici a robot che seguono veramente le procedure chirurgiche, in grado di operare nella complessa e spesso caotica realtà dell’assistenza ai pazienti. Come gli specializzandi in medicina, anche questi robot memorizzano le informazioni e migliorano il loro lavoro, ma con memoria infinita e stress a zero! Possiamo quindi fare a meno dei medici “umani”? L’importanza della cura umana – quella che non guarda solo la parte anatomica che non funziona, che va al di là del paziente e vede la persona e il suo ambiente intorno, quella che passa da cuore a cuore – è insostituibile. Prima di tutto troviamo la coscienza, di chi progetta e di chi usa la tecnologia.
NP Agosto/Settembre '25
Valentina Turinetto




