Ricostruire rapporti
Pubblicato il 09-10-2025
Ci sono detenuti più soli di altri. Più emarginati. Uomini che arrivano nel nostro Paese scappando da guerre e povertà. Varcano i confini da clandestini, senza documenti e identità. Ma per la criminalità non sono degli sconosciuti, sono una buona manovalanza. Compiono azioni che li portano a essere detenuti: in Italia circa il 30% delle persone recluse è straniero. E tra loro molti sono irregolari.
Ed è proprio a loro che ha pensato Giovanni Monti, il direttore della casa circondariale di Bolzano. Un luogo che avrebbe bisogno di essere modernizzato, che soffre come molte altre prigioni italiane di un sovraffollamento ormai cronico e che ospita 88 reclusi stranieri su 122. Provengono dal nord Africa, dall’Afghanistan, dalla Siria. Hanno abbondonato la loro terra, i loro famigliari e spesso non sanno più nulla dei loro parenti.
Per questo motivo il direttore ha pensato di coinvolgere la Croce Rossa e la Mezzaluna Rossa per estendere agli stranieri in carcere il servizio di rfl, Restoring Family Links, di ricerca e assistenza delle persone che provengono da zone di guerra o da crisi umanitarie. Una collaborazione che è diventato un protocollo di intesa siglato all’inizio di maggio dal direttore della casa circondariale di Bolzano e dal presidente del Comitato della provincia autonoma di Trento e Bolzano, Manuel Pallua. L’accordo prevede che volontari della Croce rossa e operatori rfl incontrino in locali dedicati e in una dimensione di riservatezza i detenuti che hanno richiesto, tramite la direzione dell’Istituto, di rintracciare i propri familiari. «Il nostro obiettivo – ha spiegato il direttore – è quello di arrivare almeno a offrire a questi detenuti una videochiamata e in ciò gli operatori cri e rfl possono essere molto utili per rintracciare documenti ufficiali che attestino i legami di parentela, indispensabili per autorizzare le telefonate. In tal modo, da una parte cerchiamo di assicurare anche agli stranieri il mantenimento delle relazioni familiari – che sono un elemento del trattamento – ma anche avviare i primi passi per sostenere con più forza un tentativo di regolarizzazione».
Nonostante la struttura fatiscente e non adatta a realizzare attività al suo interno, la direzione è riuscita a organizzare corsi di cucina, di alfabetizzazione e una ciclo-officina che offre un servizio di riparazione bici anche ai cittadini. In un’intervista rilasciata per il portale de ministero della Giustizia, Monti ha evidenziato l’importanza di lavorare in rete perché «solo collaborando si può riuscire a semplificare la complessità di una realtà carceraria e mettere in grado tutti gli operatori di svolgere al meglio il proprio ruolo».
Chiara Genisio
NP giugno/luglio 2025




