Regola aperta

Pubblicato il 29-09-2019

di Rosanna Tabasso

Rosanna Tabasso - QUELLO CHE CONTAdi Rosanna Tabasso - La Regola del Sermig si conclude con alcune “pagine bianche” per ricordarci di restare aperti alle novità che lo Spirito Santo può scrivere attraverso di noi. Il Sermig in tutte le sue sfaccettature è opera di Dio. Il suo Spirito d’amore dialoga con noi e, se trova in noi disponibilità ed umiltà, ci conduce, ci trasforma, ci rinnova, ci apre a cose nuove. Continuamente. Non è un incantesimo, perché Dio non fa nulla senza di noi, non ci determina con la bacchetta magica ma ci conduce con amore se siamo disposti a lasciarci amare. È una scelta di libertà – l’amore è sempre libertà – che dipende da noi. Dio la sua scelta di alleanza con noi l’ha fatta e lui conosce solo il “per sempre”. Noi rischiamo continuamente di voler fare da soli, di escluderlo e di voler riempire da soli le pagine bianche della nostra vita. Gesù ha dato la sua vita per sanare questa distanza e farci entrare in una nuova definitiva alleanza. Ha camminato davanti a tutti verso Gerusalemme per consegnarsi all’amore incondizionato della nuova alleanza ed ora, risorto e vivo, cammina con noi per darci speranza e certezza che non siamo mai soli. Eppure noi continuiamo a rischiare di allontanarci e lui continua a rispettare la nostra libertà di sceglierlo.

Attenti alle novità dello Spirito per trasformarle in vita concretaTutti insieme, come Fraternità, sappiamo di dover continuamente vigilare su noi stessi per non rischiare di tornare nel deserto degli idoli. Sappiamo di dover fare continuamente memoria di essere condotti, essere attenti ai segni dei tempi, discernere le novità dello Spirito e tradurle in vita concreta. Il Signore è il Signore, la sua è Parola che realizza ciò che dice, ma la fatica di comprendere, di scegliere, di realizzarla giorno per giorno è comunque sempre nostra. È un po’ come per un bambino che impara a camminare, a parlare e tanto altro: guarda la mamma e il papà, si fida di loro, li imita, ma la fatica del muovere i primi passi, del pronunciare le prime parole è tutta sua, nessuno pur amandolo potrà sostituirsi a lui.

Siamo dunque in continuo ascolto perché a scrivere le pagine bianche della nostra vita sia Dio con noi, come suggerisce il libro degli Atti degli Apostoli: «È parso bene, allo Spirito Santo e a noi…» (At 15,28). Non è la presunzione di mettersi sullo stesso piano di Dio, ma aver compreso la necessità di un discernimento continuo, condotto insieme allo Spirito Santo. Nella fatica della vita quotidiana, chiediamo continuamente allo Spirito Santo di guidarci, anche nelle piccole cose. A questo invito spesso poniamo obiezioni: non so fare più niente da solo da dover continuamente chiedere lo Spirito Santo? La mia intelligenza, i mie studi, le mie competenze a cosa servono se fa tutto lui? Certo che sappiamo fare e siamo chiamati ad occuparci delle responsabilità che abbiamo mettendo a frutto tutte le risorse che Dio ci ha dato ma, chiedendo allo Spirito Santo di guidarci, facciamo meno fatica a comprendere ciò che Dio vuole dirci attraverso le cose che viviamo nel quotidiano.

Con i nostri lumini noi vediamo appena il pezzetto di strada che abbiamo sotto i piedi. La luce dello Spirito Santo ci apre lo sguardo e con più facilità riconosciamo i rischi da correre, i pericoli da evitare, i tratti piani in cui il passo può essere più spedito. Vediamo meglio i nostri compagni di viaggio, le fatiche e i bisogni del popolo che ci è affidato nel tempo che abbiamo da vivere. Soprattutto vediamo dove siamo diretti, vediamo cielo e terra uniti e il cielo già in mezzo a noi. Lo Spirito Santo ci aiuta a non avere una visione solo orizzontale, piatta delle cose, ma ad avere una visione tridimensionale di ciò che viviamo: «...siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e di conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio» (Ef 3,18-19). Ogni discernimento per scrivere una nuova pagina della regola – che «non vuol dire né regola, né comandamento: vuol dire sapienza» – è per essere più vicini alla pienezza di Dio in noi. Richiede uno sguardo spirituale che sappia unire continuamente la nostra vita qui in terra a quella che vive in cielo. Uno sguardo tridimensionale.

Rosanna Tabasso
QUELLO CHE CONTA
Rubrica di NUOVO PROGETTO

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