Re-imparare a vivere

Pubblicato il 12-02-2026

di Chiara Vitali

È possibile trasformare un’esperienza di dolore in qualcosa di generativo per sé e per gli altri? La storia di Natalia Pazzaglia dà una risposta. Lei è la fondatrice di Lasae, una comunità online dove chi vuole può trovare un supporto e una possibilità di condivisione in un momento molto delicato: quello del lutto di una persona cara.

L’idea è nata tre anni fa, dopo un periodo complicato per la sua fondatrice. «Mia mamma è morta nel 2021 dopo una malattia terminale di 7 mesi e un cancro durato 16 anni. Già da tempo avevo perso mio papà. Negli anni ho quindi avuto modo di informarmi molto sul tema del lutto e di cercare un supporto. Trovavo soprattutto gruppi di mutuo aiuto, in presenza, e per me non era possibile partecipare. Io però avevo un forte bisogno di condivisione e di capire se solo io vivessi con tanto dolore la malattia e poi la morte di mia mamma. Così, a un certo punto, ho iniziato a parlare del tema con i miei amici. Ci siamo resi conto che tutti, per motivi diversi, eravamo soli e toccati da quell’argomento. Abbiamo deciso di metterci insieme».

Così è nata Lasae – espressione che fa riferimento a quelli che nella tradizione cristiana chiamiamo angeli custodi – che è una newsletter, un sito e un canale YouTube. Strumenti che accompagnano nell'attraversamento del tempo del lutto, tutti legati a una startup fondata da Pazzaglia in un secondo momento e chiamata Legacy Compass. Su Lasae si incontrano diverse testimonianze, come quella di Andrea, che alcuni anni fa ha perso suo papà e che racconta di un abbraccio famigliare che lo ha accompagnato fino alla fine. O quella di Jessica, che ha dovuto aspettare mesi e mesi per poter trovare le parole necessarie a raccontare la morte di sua mamma. Perché puntare l’attenzione su esperienze così personali, e su un tema tanto difficile? Risponde Natalia. «La mia esperienza mi ha insegnato che imparare ad attraversare un lutto significa occuparsi anche della vita. Quando muore una persona cara, tutta la quotidianità va reinventata. Ci sono vuoti da colmare, emozioni da rielaborare. E poi si incomincia a dare più valore al tempo, si può arrivare a vivere tutto con un’intensità diversa. Quindi sì, penso davvero che imparare la morte significhi re-imparare la vita. E che superare il tabù legato a questo tema sia un atto di grande cura per tutte e tutti».


Chiara Vitali 
NP novembre 2025

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