Questione casa
Pubblicato il 27-08-2025
In un Paese in cui la casa è sempre stata considerata un bene rifugio e un simbolo di stabilità, non stupisce che la maggioranza delle famiglie italiane viva in un’abitazione di proprietà. Eppure questo dato, seppur ancora (di poco) superiore al 70%, è negli ultimi anni in costante diminuzione. È una tendenza che trova numerose spiegazioni di tipo economico e finanziario, a iniziare dal mancato aumento generale dei salari e da una instabilità lavorativa nelle giovani generazioni, oltre a fattori contingenti quali i tassi di interesse dei mutui in crescita e il fenomeno della conversione di immobili residenziali in strutture ricettive che ha sensibilmente ridotto, soprattutto nelle città, gli spazi disponibili.
Secondo le statistiche esiste ormai, e non da oggi, una crisi abitativa che coinvolge un numero significativo di persone: circa 10 milioni di italiani trovano difficile accedere a una casa adeguata alle proprie esigenze. Un numero che racchiude ovviamente situazioni diversificate, ma che fa ben comprendere la complessità del problema e la necessità di soluzioni, meglio se innovative. Per svariati motivi, assai più della costruzione di nuove abitazioni, si parla molto della riqualificazione di edifici esistenti e di spazi urbani: un approccio che mira a ottimizzare l’uso delle risorse disponibili.
Si tratta di trasformare aree degradate o sottoutilizzate in spazi funzionali e sostenibili, migliorando la qualità della vita dei cittadini e promuovendo l’inclusione sociale e il benessere delle comunità. Interventi che possono essere al tempo stesso di rigenerazione economica (perché stimolano l’economia locale), di rigenerazione ambientale (perché promuovono la sostenibilità) e di rigenerazione sociale e culturale (perché migliorano la qualità della vita attraverso l’arte, la cultura e l’istruzione). L’esempio per eccellenza in questo momento è quello di Scalo Porta Romana a Milano, progetto che mira a trasformare l’area di un ex scalo ferroviario in un quartiere sostenibile con spazi verdi, residenze, uffici e servizi (è il luogo, peraltro, che ospiterà il Villaggio Olimpico delle prossime Olimpiadi invernali 2026). Ma i progetti di riqualificazione urbana sono ovunque nello Stivale e sono anche molti (con i fondi PNRR ne sono stati finanziati ben 271): alcuni si concentrano su quartieri interi, interessando centinaia o migliaia di residenti, altri si focalizzano su gruppi più piccoli, come famiglie in difficoltà o persone senza dimora. Ovunque, creano attesa e speranza perché, anche nel mondo globalizzato, il territorio fisico che abitiamo resta fondamentale per la qualità della nostra esistenza.
Gli esperti dicono che se già negli scorsi decenni specifici interventi di riqualificazione sono stati cruciali per interi quartieri (e non solo per quelli, prova a citofonare al Sermig per un limpido esempio), una parte non trascurabile del futuro delle città italiane dipenderà dalla buona progettazione e dalla buona riuscita dei progetti che sono maturati in questi ultimi tempi, peraltro favoriti da una maggiore consapevolezza generale e dalla disponibilità di capitali pubblici, oltre che privati. Il futuro delle città si scrive adesso.
NP Maggio 2025
Stefano Caredda




